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Kurvenal- 10 Febbraio 2017

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In margine al concerto di Fazil Say ho ricevuto un certo numero di email (non commenti al post – chissà perché…) che lamentano il trattamento da me riservato al pianista turco. Chiariamoci.  Kurvenal cerca il più possibile di dare giudizi oggettivi il che significa: verifica del rispetto della partitura. verifica del rispetto dello stile, verifica del rispetto delle indicazioni del compositore, tecnica esecutiva, qualità interpretativa etc. etc. Sono questi elementi “oggettivi” che chi ha conoscenza della musica eseguita può facilmente verificare e la cui violazione è – per me – un tradimento dello spirito della partitura. In questa ottica l’esecuzione di Say è stata arbitraria (colpa grave) condita poi con una mimica ammiccante al pubblico caratterizzata da espressioni ispirate, da una mano che dirige l’altra, da contorcimenti sulla sedia etc. etc. Insomma tutto il repertorio da guitti musicali che io – come tutti i frequentatori abituali dei concerti in Italia e all’estero – detesto. Poi naturalmente esiste il piacere individuale che l’esecuzione di Say può avere indotto, argomento sul quale ovviamente non discuto. La musica deve dare piacere e se lo dà tutto è regolare. Ma il piacere non è argomento di Kurvenal come non lo è per tutti i recensori dai quali ci si aspetta una disamina oggettiva. Alcuni elementi vanno in questa ottica sottolineati. In primo luogo la maggioranza del pubblico applaude sempre non l’esecutore ma la musica e se la musica è la marcia turca – facilmente orecchiabile – viene giù il teatro, indipendentemente dalla qualità della sua esecuzione. C’è poi da dire che la summenzionata maggioranza non ha avuto modo (o non ricorda) esecuzioni rispettose del dettato musicale da confrontare per potere verificare quale delle esecuzioni piaccia maggiormente. Quindi il mio giudizio su Say è decisamente negativo rallegrandomi nel contempo per tutti coloro che dal pianista turco sono stati estasiati. Ma Kurvenal manterrà la linea di razionale giudizio che lo ha sempre caratterizzato.
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4 thoughts on “Kurvenal- 10 Febbraio 2017

  1. Italo Bicchierri ha detto:

    Sono d’accordo con il Prof. Neri,come ( quasi ) sempre.Non ero presente( per un Concerto sinfonico al Regio di Parma ) alla performance di Fazil Say,ne’ ci sarei andato, appunto per la fastidiosa mimica.
    Italo Bicchierri

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  2. Leonardo Mesini ha detto:

    Buongiorno Professore,
    per quanto mi riguarda, in merito al concerto di Say, ho scritto anch’io un commento, sulla pagina Facebook, alla recensione di Alberto Spano, che mi trovava completamente in disaccordo.
    Riporto qui il mio parere:
    “Probabilmente sono stato uno dei pochi che non ha apprezzato minimamente il concerto di Fazil Say. Ai più, il suo modo di suonare potrà risultare “moderno”, non impostato, per nulla “accademico”: credo che tuttavia sia il contrario. Fazil Say lancia il sasso e nasconde la mano. A cosa serve tutta questa mimica facciale, gesti con le braccia? Servono a rendere più originale la sua esecuzione? Probabilmente Say potrebbe essere più originale se iniziasse a rispettare i segni di pedalizzazione originali di Beethoven nel primo movimento della Tempesta: per quale motivo proprio in quel punto deve cambiare il pedale, ritiene forse sbagliate le indicazioni del compositore? Avrebbe potuto leggere ciò che hanno scritto i contemporanei di Beethoven sul suo stile di suonare per cercare di risultare più originale, ma non sicuramente nel modo in cui si è approcciato alla partitura, in maniera molto banale e superficiale, solo per strappare un applauso finale.
    Per quale motivo, lui che si dedica anche all’improvvisazione, non ha aggiunto alcuna ornamentazione, nemmeno una (!), in un qualsiasi movimento? Non è sicuramente una novità quella di variare i ritornelli, ma Say decide nei ritornelli che esegue in Haydn di non aggiungere alcuna fioritura, mentre in Mozart, nella 332, taglia la testa al toro, togliendo i ritornelli, che magicamente ritornano nel primo movimento della 331: quale arcano motivo si cela dietro a questa decisione?
    Say non può essere inquadrato nel post-moderno, il post-moderno è altro. Pur con questo suo modo di suonare “fantasioso”, non fa altro che rivelarsi un conservatore, e dei più convinti!”
    Nel commento da me scritto, ho trattato solo due aspetti fra i tanti possibili, ritenendoli i più comprensibili anche da parte di chi non ha ricevuto un’adeguata formazione musicale. Ritengo che molti altri argomenti, come per esempio la produzione del suono, la conoscenza delle strutture armoniche, rapporti tensione-distensione ed altri ancora, non possano venire affrontati in una discussione quando non vi sia almeno una conoscenza di base comune.
    Concludo dicendo che concordo con la sua recensione del concerto.
    Arrivederci
    LM

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  3. Roberto Barilli ha detto:

    Concordo totalmente con i chiarimenti forniti dal prof. Giovanni Neri e anzi lo incoraggio ulteriormente, anche se non ce n’è bisogno, a proseguire su questa linea che definisco pedagogica.
    Che fra le altre arricchisce almeno un poco chi, pur amando la musica, non ha frequentato Conservatori.
    Poi, come ha detto lui stesso, se uno esce soddisfatto da una qualsiasi manifestazione musicale, perchè no: va bene lo stesso!
    La funzione di un critico è altro.

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