Cameristica, Recensioni

Mario Brunello- Musica Insieme 6 Febbraio 2017

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Certamente Mario Brunello è al vertice del violoncellismo mondiale insieme alle icone Mischa Maisky, Yo Yo Ma etc. ed è musicista eclettico che non disdegna esplorare forme musicali non strettamente legate al suo strumento o abbinamenti che esulano dal suo campo come quella con il “pianista” Zagrebelsky (in materia i politologi affermano che è un grande pianista e i pianisti che è un grande politologo…). Una tentazione molto diffusa che nasce inevitabilmente dalla letteratura non amplissima del violoncello (anche se segnata da capolavori assoluti come le sei suites bachiane).  In questa ottica Brunello ha presentato due capolavori bachiani per violino nella versione su violoncello piccolo (uno strumento a metà strada fra viola e violoncello già usato da Bach in alcune cantate e che molti studiosi ritengono fosse lo strumento sul quale eseguire la sesta suite per violoncello), un esperimento non privo di rischi visto il virtuosismo implicito nella versione violinistica che non facilmente può essere trasposto su violoncello, anche se di dimensioni ridotte. Il risultato è stato interessante ma discutibile. Il timbro del violoncello – anche se rimpicciolito – non pare garantire quei risultati che la versione violinistica fornisce. Ma forse si tratta solo di abitudine anche se di questi esperimenti non si sente in realtà il bisogno. Brunello però si avventura anche in un altro esperimento: quello di trasporre la quarta suite per violoncello dalla tonalità di Mib a quella di Sol, un salto di due toni. Fermo restando ovviamente che lo sviluppo armonico rimane il medesimo, le sonorità più alte non giovano all’ordito bachiano che trova la sua collocazione più corretta nella tonalità originale. Ovviamente “tout se tient” ma c’è veramente da chiedersi se la necessità di novità si sposi con quella della qualità.  Un concerto comunque di qualità vista l’eccellenza dell’esecutore (e anche il suo virtuosismo come nel caso dell’ultimo dei due bis bachiani – un’anteprima di un successivo concerto con le trasposizioni di altre composizioni violinistiche) anche se per Brunello – come per ogni interprete – i segni dell’età fanno talvolta capolino. Ma si tratta di inezie. Una considerazione merita invece l’esecuzione di brani per violoncello solo in una sala delle dimensioni del Manzoni la cui acustica è notoriamente carente soprattutto se si considera che nel caso di Brunello viene usato un archetto “barocco” con impugnatura barocca. Purtroppo il suono tende a perdersi nella sala: il violoncello solo trova la sua collocazione naturale in ambienti molto più ridotti (non per niente è “musica da camera” per eccellenza) o almeno con un’acustica ben diversa da quella del concerto di Brunello.  I concerti per violoncello al Manzoni debbono necessariamente essere basati su una letteratura che preveda un accompagnamento, tipicamente il pianoforte.
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HappyHappy
Programma:
Johann Sebastian Bach
Sonata n. 3 in do maggiore BWV 1005, Partita n. 3 in mi maggiore BWV 1006 (dal violino su violoncello piccolo)
Suite n. 3 in do maggiore BWV 1009, Suite n. 6 in re maggiore BWV 1012 (su violoncello)
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9 thoughts on “Mario Brunello- Musica Insieme 6 Febbraio 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Sono certa, gentile sig. Barilli, che la sua cortesia mi farebbe rimanere fino alla fine ( a meno che il cuoco non si chiamasse Bocelli…)

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  2. carlo giulio lorenzetti settimanni ha detto:

    Del tutto al margine del concerto non ho compreso che bisogno vi fosse di fare quell’accenno alle tesi di quel musicologo australiano che ha messo in dubbio la paternità delle suites. E, per quanto riguarda quella in si bemolle, non mi risulta che Pablo Casals, il maggior conoscitore ed esecutore di questi capolavori, abbia sentito il bisogno di farne una trascrizione.

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  3. Roberto Barilli ha detto:

    Non intendo certo alimentare polemiche su cosa sia meglio fare o non fare quando si assiste a un qualsiasi evento, in proposito anzi sono nuovamente d’accordo con la signora Marcucci nel senso che, di fronte a eventi eccezionali ci si può comportare in maniera eccezionale.
    Di più, penso siamo tutti d’accordo che le eccezioni rendono la vita più interessante.
    Ma qui si era commentato il concerto di Mario Brunello ……..
    Chiudo con un cordiale saluto alla signora Marcucci, di cui ho sempre apprezzato i commenti sul Blog del prof. e, spiritosamente, riflettevo che se dovessi invitarla a cena prima le sottoporrei il menu …… per non rischiare di finirla da solo !

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  4. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Non si deve affatto “rovesciare il piatto”! Si può uscire non appena il concerto è finito anche senza aspettare bis e reiterati applausi.
    Il paragone col pranzo ( il piatto) mi pare più che mai azzeccato: se l’ artista ( il cuoco) non mi convince, non sono certamente obbligata a proseguire la cena sforzandomi di ingurgitare anche dolce e caffè poco graditi e magari attendere che tutti gli altri facciano anche i complimenti alla cucina. Semplicemente, non appena fionito il pranzo, senza offendere nè disturbare alcuno, mi alzo e me ne vado.
    Se tutti facessero così e il “cane” di turno – non mi riferisco certamente a Brunello! – si ritrovasse all’ improvviso con la platea semivuota, penso che molti cambierebbero mestiere o abbasserebbero le pretese. Rimanere, magari dissentendo ad alta voce, significa sempre ingaggiare una lotta spesso impari con la claque che non vale neppure la pena iniziare.

    Io non ho l’ abitudine di andarmene, forse perchè frequento poco e scegliendo “fior da fiore”, ma se mi trovassi ad ascoltare, ad esempio, un bis della Tarantella di Rossini come quella che ho sentito da Bocelli e Lang Lang e che ancora ricorre nei miei peggiori incubi, certamente mi alzerei e me ne andrei. In questo caso anche nel bel mezzo dell’ esecuzione. Senza rimorsi ed incurante del galateo.
    A tutto c’è un limite… ed il rispetto è d’ obbligo da entrambe le parti .

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    • Capisco ma per una volta non concordo soprattutto perchè le persone che si alzano e se ne vanno non vogliono esprimere un dissenso ma solo andarsene senza salutare. E questo è poco educato e una prassi solo italiana. Negli altri paesi che frequento (UK e Germania) questo sarebbe visto come uno sgarbo inaccettabile

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  5. Roberto Barilli ha detto:

    concordo totalmente con la signora Marcucci: se uno/a non vuole applaudire perchè dovrebbe farlo?
    Aggiungo poi una domanda per la Signora: quando mai, poi, ho sostenuto che si ‘deve’ manifestare consenso o, nel caso dissenso?
    Ma tornando al punto, andarsene quando Mario Brunello aveva appena terminato la sua esecuzione e girava lo sguardo sugli spettatori è stato veramente segno di aridità d’animo. Il tutto poi magari perchè fuori del Teatro c’era CosePuri che aspettava o il tavolo del ristorante prenotato da raggiungere velocemente, magari poi per commentare con gli amici la bellissima serata trascorsa ad ascoltare il grande Artista ……… .
    Fra l’altro quella bella e elegante signora che dalle prime file se ne è andata così velocemente seguita dall’altrettanto elegante e bel signore (ho seguito solo le vicende di quei due perchè ero seduto nelle prime file e la mia attenzione era rivolta solo al palcoscenico ….) hanno perduto due deliziosi bis.
    Peggio per loro !

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  6. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Professore, ha assistito anni fa all’ esecuzione col violoncello a spalla delle Suites di Bach da parte di S. Kuijken ( io l’ ho visto a Rimini)?.
    Ma conoscendo cosa pensa dell’ interpretazione cosiddetta “con strumenti originali”…

    Non concordo invece con il sig. Barilli in merito all’ “obbligo dell’ applauso”.
    Io penso che l’ obbligo di ogni spettatore sia mantenere il silenzio durante lo svolgersi del concerto per rispetto verso il resto del pubblico che ha pagato per usufruire in tutta calma del lavoro del musicista. Ma quando il lavoratore ( cioè il musicista) ha deposto il suo strumento di lavoro, se non desidero rimanere ad applaudire o ascoltare eventuali bis ho tutto il diritto di alzarmi ed andarmene. Anche una Callas può non piacere a tutti.

    So di non essere per nulla “politicamente corretta” e che sarò certamente tacciata di maleducazione ma penso che se cominciassimo a considerare il lavoro dell’ artista come un vero e proprio lavoro, non diverso da quello del medico, dell’ insegnante, del sarto … molti giovani e giovanissimi che non sopportano quell’ aura di “sacralità”, di “eccezionalità” che ogni concerto si porta con sè ( l’ espressione “rapita” di certa signore – generalmente quelle a cui va bene tutto purchè l’ esecutore sia convenientemente pubblicizzato ed istrionico , pardon, ispirato… – … che poi applaudono alzando le braccia dopo avere incessatamente cercato caramelline in fondo alla borsa !) tornerebbero a riempire i teatri.
    Ma se sono obbligati ad assistere ad una sorta di rito esoterico… e costretti al supplizio della sedia anche quando non più gradito o ad addormentarsi scomodamente seduti in attesa dello smorzarsi anche dell’ ultimo applauso, i capelli d’ argento che illuminano ormai senza soluzione di continuità le platee dei nostri teatri sono destinate a rimanere, a poco a poco, senza “ricambio”.
    Meglio pochi ma buoni? Dipende, ma allora non lamentiamoci di un Bocelli, un Lang Lang, un … Allevi o Il Volo o “contaminazioni” varie per lo più disastrose ( i teatri qualche volta si devono pure riempire… e la musica vendersi su supporti vari).
    Insomma, se si mangiava e chiacchierava quando dirigeva un Mozart ( ed i teatri erano pieni di giovani perchè la sua musica era – anche – popolare), ci si può anche alzare non appena un Brunello depone il proprio strumento. Specie se le poltrone sono scomode e l’ esecuzione non è stata apprezzata . Succede.

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    • Pubblico – ovviamente – ma in questo caso dissento. Esiste un galateo che andrebbe rispettato. E’ certamente lecito dissentire (magari “buuhando” come si fa in molti teatri d’opera in caso di dissenso) ma se sono a una cena il cui menu non mi piace non mi alzo rovesciando il piatto. E non credo che si tratti di sacralità ma solo di buona educazione. E’ vero che ai tempi di Mozart si cenava nei palchi (non in platea riservata ai plebei!) ma oggi i costumi sono cambiati e vi sono regole non scritte da rispettare. Alle cene di un tempo “ruttare” era lecito: oggi, per fortuna non più. E non credo che un minimo di rispetto per un esecutore possa essere la causa della disaffezione dei giovani. E se il prezzo è quello di avere meno giovani, allora meglio pochi ma buoni. Cordialmente

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  7. Roberto Barilli ha detto:

    condivido del tutto il giudizio del prof. e particolarmente là dove si chiede se era proprio utile proporre ‘quella’ suite in Sol.
    In proposito io, fossi stato Brunello, avrei portato le due versioni: quella autentica e la trascrizione per offrire al pubblico un interessante confronto.
    Per il resto, ricordo ancora un suo concerto in Sala Farnese una venti a di anni fa, a capo di un’orchestra di una decina di violoncelli ……. altra storia …… e altre energie ….anche se averlo ascoltato è stato un vero piacere.
    Un discorso a parte riguarda quelle persone, molto maleducate, che se ne sono andate immediatamente appena posato lo strumento!

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