Cameristica, Recensioni

Fazil Say – Bologna Lezioni di piano 5 Febbraio 2017

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Di Fazil Say è necessario scindere il giudizio sulla persona da quella sul musicista. Per quanto riguarda il primo va ricordato che ha subito un vergognoso e ridicolo processo per “blasfemia” (sic!) in un paese – la Turchia – che sta sprofondando sempre più in un regime fascista in mano a un satrapo – Erdogan – che utilizza tutti i mezzi – leciti e illeciti – per sbarazzarsi dell’opposizione, forte del fatto che rappresentando uno stato chiave della NATO ritiene di potere impunemente calpestare tutti i diritti civili che sono stati alla base della democrazia instaurata da Mustafa Kemal “Ataturk”. Una delle tante tragedie umane e politiche dei nostri tempi che naturalmente coinvolge la parte più avvertita e culturalmente più valida della società civile. A Say, quindi, non può che andare tutta la solidarietà politica e umana che si deve a ogni artista. Per quanto riguarda invece l’aspetto artistico del pianista turco il giudizio è più articolato e negativo. Say è musicista poliedrico (compositore, direttore, pianista) e Bologna ha già avuto modo di ascoltarlo sia come solista che in un recital di MI nel 2007 nell’ambito di un concerto per ensemble. Personalmente ritengo che questa molteplicità di interessi, ormai comune a molti musicisti, abbia forse il difetto di disperdere il loro potenziale artistico, anche se non mancano esempi di altissimo livello (Barenboim per primo, ma anche Pletnev etc.). Il programma eseguito ha coperto un periodo che va dalla fine del ‘700 all’inizio dell’800 con i tre compositori che maggiormente l’hanno caratterizzato (Haydn, Mozart e Beethoven) legati da una visione “classicistica” del loro stile. Rimane fuori da questo periodo Schubert la cui impostazione diverge sostanzialmente come affiliazione culturale e stilistica. Il pianismo di Say è del tutto particolare: interpreta i brani eseguiti non solo con mani e testa ma con tutto il corpo, dirigendo con la mano sinistra quando suona solo la destra, eseguendo o non eseguendo in modo arbitrario i ritornelli, dimenandosi sullo sgabello, con una mimica facciale che non si risparmia nulla e che spesso pare persino ammiccare al pubblico in cerca di facile consenso, una pratica del tutto discutibile. Il risultato è tutt’altro che esaltante. Dopo un’esecuzione accettabile della prima sonata di Haydn, è risultata poco felice ( per non dire scadente) l’interpretazione della sonata di Mozart dove il mancato rispetto stilistico ha marcato l’esecuzione. Del tutto inutile l’esecuzione muscolare dell’ultimo tempo che è risultata non brillante ma scolasticamente virtuosistica. Il pianismo di Say, sostenuto da una grande facilità di mano, è roccioso con alcuni intermezzi più o meno eccessivamente lirici basato su  un perenne contrasto che spezza l’unitarietà delle composizioni. Pessima l’esecuzione della sonata di Beethoven dove è mancato in tutto e per tutto quella sensazione di ansia del destino in favore di “effetti speciali” la cui motivazione è apparsa assolutamente incomprensibile. Dopo un ulteriore Haydn accettabile il peggio si è avuto con la sonata di Mozart K 331. E’ questo uno dei capolavori Mozartiani con un primo tempo basato su un tema con variazioni in cui Say ha fatto di tutto e di più. Dopo un’esposizione del tema di una lentezza esasperante si è avuta una sequenza di variazioni a tempi assolutamente slegati da quello del tema raggiungendo l’acme del ridicolo nella variazione “in minore” trasformata in una marcetta a tempo di carica del tutto in contrasto con l’impostazione dolente del contenuto. Senza storia i tempi successivi. Inutile dire che la “marcia turca” finale, un brano che un pubblico per lo più ignorante, riconoscendolo, ha ascoltato come una liberazione ha scatenato l’entusiasmo della platea confermando la mia certezza che il pubblico applaude i brani e non l’interpretazione. Purché il brano sia noto tutto viene accettato con entusiasmo da un pubblico provinciale e incompetente. 5 bis: tre di impostazione jazzistica (due originali di Say e uno come rielaborazione di “summertime” da Porgy and Bess di Gershwin) e due notturni chopiniani in cui ancora una volta i limiti gravissimi di Say sono stati messi in evidenza, tutto manierismo e nessuna sostanza, addirittura permettendosi di alterare alcuni abbellimenti della partitura originale. Insomma: un disastro.
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SadSad
Programma:
Joseph Haydn  Sonata in do maggiore Hob. XVI:35
Wolfgang Amadeus Mozart  Sonata in fa maggiore KV 332
Ludwig van Beethoven Sonata in re minore op. 31 n. 2 – Tempesta
Joseph Haydn Sonata in re maggiore Hob. XVI:37
Wolfgang Amadeus Mozart Sonata in la maggiore KV 331
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