Cameristica, Recensioni

Solisti di San Valentino – Chiesa di S.Valentino Bologna 6 Ottobre 2016

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Al di là dei concerti delle organizzazioni maggiori a Bologna, è possibile ascoltare anche giovani formazioni locali che arricchiscono il panorama musicale bolognese facilitando l’ascolto e la diffusione della musica classica (“alta” direbbe Q.Principe). È il caso dei solisti di  San Valentino che hanno eseguito un programma principalmente barocco con una puntata nel settore romantico con Mendelssohn.  La formazione cameristica (che anche in Corelli e Händel ha visto la partecipazione dell’oboe come strumento di insieme) ha ripercorso l’impostazione che in tempi passati era quella della hausmusik, ovvero un’esecuzione il cui scopo principale non era una esibizione virtuosistica ma bensì un’occasione per conoscere e ascoltare musica: era, per esempio, quella della famiglia Mendelssohn che ogni domenica si riuniva insieme ad amici e conoscenti per un concerto “famigliare” che naturalmente era anche occasione di incontro e discussione. Ovviamente la tradizione risaliva anche a tutto il settecento di cui abbiamo testimonianza – ad esempio – in numerose lettere di Mozart. Ciò detto bisogna dire che la formazione ha offerto un’esecuzione con luci ed ombre al di là di alcune imprecisioni di intonazione. L’acustica della chiesa di San Valentino è pessima impedendo nonostante la buona volontà degli esecutori la fusione dei suoni degli strumenti, cosa che ha purtroppo messo in risalto una forte difformità nelle loro sonorità. In particolare il primo violino ha coperto in Corelli e Händel, praticamente annullandolo, il suono struggente dell’oboe e anche quello degli altri strumenti (persino il secondo violino).  In una formazione cameristica è necessario dismettere un’impostazione che potrebbe essere quella di un violino solista in una grande sala da concerto, ridurre l’individualità dello strumento  in nome di un’amalgama dei suoni che è alla fine dei conti l’essenza intrinseca della musica eseguita. L’assenza di fusione è risultata particolarmente evidente nella sinfonia per archi di Mendelssohn che è di fatto un quartetto. Purtroppo il quartetto ha delle regole che non si possono evitare e in primo luogo il fatto che non può essere la somma di individualità ma deve essere l’annullamento dei singoli nel tutto, il che richiede un ripensamento di tutti gli esecutori in nome di un diverso atteggiamento. Buona l’esecuzione dell’oboe nel concerto solistico e altrettanto dicasi dell’organista. Insomma un concerto interessante e benemerito per un pubblico non particolarmente sofisticato ma “there is a big room for improvement”. Un bis: la ripetizione dell’ultimo tempo del concerto di Corelli (una prassi abbastanza comune ma che io personalmente non amo: il bis non è un obbligo e se deve esserci deve presentare un altro brano, anche per indicare che il repertorio degli esecutori è più vasto del programma del concerto).

HappySad

Programma
Arcangelo Corelli: concerto grosso n.1 in re maggiore per archi
George Friedric Händel: concerto No.5 in Fa maggiore (con organo) HWV 293 per organo e archi
Giovanni Maria Trabaci: canzona franzesa seconda (organo solo)
Giovanni Maria Trabaci: canzona franzesa settima cromatica (organo solo)
Giovanni de Macque: consonanze stravaganti (organo solo)
Felix Mendelssohn Bartoldy: Sinfonia per archi n. 7 in re minore
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