Cameristica, Recensioni

Murray Perahia – Quartetto Milano 8 Marzo 2016

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Murray Perahia è un ospite praticamente fisso del Quartetto (fin dal 1968) e ha ormai raggiungo la venerabile età di 68 anni. Questo non ha tolto nulla all’entusiasmo con il quale il pianista statunitense affronta le partiture che esegue, con tutti i pregi e i difetti che questo approccio comporta. Nella prima parte del concerto abbiamo molto apprezzato la misura con la quale sono stati eseguiti i brani di Mozart e soprattutto le composizioni brahmsiane, incise nel passato con un eccesso di velocità che l’ultimo Brahms certamente non richiede. Un Brahms intimista e riflessivo come il testo musicale richiede. Un plauso quindi alla misura ritrovata che poteva essere ascritta all’incidenza del trascorrere del tempo e quindi a una sorta di maturazione interpretativa. Purtroppo il demone che da sempre affligge il pianismo di Perahia è riaffiorato in modo perentorio e per molti aspetti devastante nell’esecuzione della monumentale sonata beethoveniana op. 106. Qui i tempi staccati nel primo e secondo tempo ma soprattutto nell’ultimo, nella fuga finale, sono risultati semplicemente non sostenibili, con il risultato da un lato di una molteplicità di errori tecnici solo in parte coperti dal grande mestiere del pianista e dall’altro in un completo stravolgimento del pensiero musicale del compositore di Bonn. E’ noto che i tempi metronimici indicati da Beethoven (si veda in materia le interessanti considerazioni contenute nel libretto di sala) non sono compatibili con un’esecuzione musicalmente di qualità portando – se rispettati per quanto possibile – a un magma musicale informe e privo di significato. Perahia sembra avere ingerito e digerito un metronomo e anche il Perahia degli anni migliori (e 68 anni pesano!) non avrebbe potuto reggere il ritmo impresso. E purtroppo il rendersi conto del tempo che passa è il sintomo della grandezza di un artista (si pensi al caso di Radu Lupu o di Brendel) mentre il Perahia attuale ricorda l’ultimo Arrau che alla stessa età pretendeva di suonare Après une lecture de Dante di Liszt con risultati a dir poco disastrosi. Certamente un risultato che non corona degnamente una carriera così significativa e in qualche modo lo stesso artista deve essersene accorto non avendo concesso alcun bis al termine del concerto. Una esecuzione semplicemente da dimenticare.

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PS Prima del concerto un relatore prende possesso del palco. Un timore mi agghiaccia le membra: il virus di Musica Insieme di Bologna ha colpito anche il Quartetto? No: le poche parole sono state spese non per un commento musicologico (affidato sapientemente e intelligentemente al programma di sala che viene letto contrariamente a quanto da alcuni affermato) ma per una presentazione dell’artista e della sua carriera al Quartetto. Breve, interessante e piacevole.
Programma
W.A. Mozart ‐ Rondò in la minore K 511
W.A. Mozart ‐ Sonata in la minore K 310
J. Brahms ‐ Ballata in sol minore op. 118 n. 3
J. Brahms ‐ Intermezzo in do maggiore op. 119 n. 3
J. Brahms ‐ Intermezzo in mi minore op. 119 n. 2
J. Brahms ‐ Intermezzo in la maggiore op. 118 n. 2
J. Brahms ‐ Capriccio in re minore op. 116 n. 1
L. van Beethoven ‐ Sonata n. 29 in si bemolle maggiore op. 106 “Hammerklavier”
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5 thoughts on “Murray Perahia – Quartetto Milano 8 Marzo 2016

  1. Maria Cristina ha detto:

    Per quanto mi riguarda mi fido maggiormente di lei, gentile Professore.
    Purtroppo a pensar male si fa peccato: Pestelli sarà certo in insigne musicologo ma per rimanere “sulla breccia” per così tanto tempo occorre quanto meno non dispiacere troppo ai mostri sacri (per quanto invecchiati) che muovono ancora pubblicità, biglietti e – forse – dischi. Questo non accade certamente soltanto nella musica ma anche in tutti, proprio tutti, gli altri campi. Anzi, è tanto più valido quanti più soldi ed interessi vari e variegati girano.
    Insomma, i “critici” (quelli veri, quelli alla Sgarbi sono solo comodi contraltari per fingere democrazia) non vengono contrastati dialetticamente con argomentazioni convincenti: semplicemente non si concede loro spazio pubblico e li si ignora.

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    • Colgo l’occasione del Suo commento per una breve chiosa. Giorgio Pestelli è musicologo di grande spessore e voglio sperare che abbia avuto modo di ascoltare l’esecuzione di Perahia con attenzione e posso ben immaginare che il pianista statunitense abbia fatto tesoro dell’esperienza milanese, magari essendo “in rodaggio” sull’op.106 di Beethoven. Tutti, ripeto tutti, i pianisti ammettono che suonare un brano in pubblico è ben diverso dall’eseguirlo in privato (effetto pubblico, diverso pianoforte – se si eccettuano alcuni come Zimerman che se lo porta appresso -, jet-lag etc.) il che comporta una fase di messa a punto che scontano gli spettatori delle prime perfomances. Perahia non è arrivato a Torino subito dopo Milano e questo può avere avuto un peso. Ma è anche vero che mi capita spesso – a fronte di lodi sperticate o di stroncature selvagge – di avere la tentazione di invitare gli estensori a un riascolto con partitura sotto gli occhi, una sorta di moviola musicale che sono certo sortirebbe effetti sorprendenti. Nel caso dei brani suonati da Perahia a Milano ho avuto la fortuna di studiarli tutti a fondo e “si parva licet..” posso affermare con assoluta sicurezza che l’esecuzione dell’op. 106 è stata ben lungi dall’essere eccezionale. Memorabile, forse, ma in senso negativo e sarei pronto a confrontarmi con chiunque, registrazione all’orecchio e spartito alla mano. Ricordo un’intervista di moltissimi anni fa di Bernstein che affermava di leggere e tenere in conto solo le recensioni di coloro che sapevano suonare (non strimpellare!) il pianoforte. Non sono così talebano ma mi ritrovo in questa affermazione, ovviamente con riferimento alla letteratura pianistica. Poi naturalmente si entra nel reame del gusto e del piacere che un ascolto può e deve fornire e quindi “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”. Anche una crosta di un imbianchino può ben piacere ma sarà difficile a che a fronte di una disamina razionale e comparativa si possa affermare di essere in presenza di un capolavoro!

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