Cameristica, Recensioni

Catherine Vickers – Bologna Concerti della Soffitta 1 Marzo 2016

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Praticamente scomparsa – o forse mai comparsa! – dalla scena italiana (almeno a mia conoscenza) dopo avere vinto il Busoni nel 1979 e nel 1981 il terzo premio al concorso di Sydney, Catherine Vickers si presenta come grande esperta di musica contemporanea e propone un brano di Huber (del gruppo di Darmstadt) a lei dedicato che dovrebbe esplorare il suono del pianoforte dopo il rilascio del martelletto. Brano di difficile interpretazione che alterna fortissimi (forse per analizzare gli effetti successivi alla percussione) con pianissimi rarefatti e lunghi silenzi e che probabilmente richiederebbe al sottoscritto, per una valutazione razionale, una competenza che dichiara candidamente di non avere. Il concerto si apre con i bellissimi Drei Klavierstücke D 946 di Franz Schubert, uno degli ultimi brani del compositore viennese. Una composizione che richiederebbe quella sensibilità sfumata ma non evanescente che induce molti pianisti (ad esempio Paul Badura Skoda e Andras Schiff) a scegliere per l’esecuzione pianoforti dal suono più morbido come il Bösendorfer rispetto alla brillantezza di uno Steinway. Il pianismo della Vickers è invece tendenzialmente roccioso e se ne ha subito una diretta impressione all’apertura del primo brano, nella quale un eccesso di sonorità stona decisamente con il carattere della composizione. Il concerto si chiude con una tarda composizione pianistica di un Debussy già provato dalla malattia e dal clima della prima guerra mondiale: i due quaderni di 12 studi per il pianoforte, un omaggio agli studi di Chopin ma ben lontani musicalmente dal compositore polacco. Qui la poetica di Debussy si fa più rarefatta, più asciutta e sfiora spesso un’impostazione didascalica che fa rimpiangere i grandi affreschi impressionistici del compositore francese. Si percepisce una sorta di aridità compositiva e un esaurimento dell’inventiva mascherati naturalmente sotto una grande capacità di utilizzo dello strumento ma con risultati inferiori a quelli della grande maturità. Per questo motivo è richiesto all’esecutore uno sforzo ulteriore sia tecnico che interpretativo per fare emergere la musicalità che è in questo caso di natura carsica. Non è il caso della Vickers che ancora una volta affronta in modo scolastico, ruvido e – purtroppo – con significative carenze tecniche (particolarmente evidenti nel quinto studio del primo libro dedicato alle ottave) l’impervia partitura. Un’esecuzione di certo non memorabile.

Sad

PS Dimenticavo di segnalare che il brano di Huber massacra di fatto il pianoforte la cui accordatura avrebbe subito dopo l’esecuzione  la necessità di essere rivista. Ne ha fatto ulteriormente le spese Debussy.
Programma
Franz Schubert (1797-1828)
Drei Klavierstücke D 946 (1828)
n. 1 Allegro assai – n. 2 Allegretto – n. 3 Allegro
Nicolaus A. Huber (*1939)
Disappearances (1995)

Claude Debussy (1862-1918)
Douze Études pour le piano (1915)
Livre I: Pour les «cinq doigts» d’après M. Czerny – Pour les tierces
Pour les quartes – Pour les sixtes – Pour les octaves – Pour les huit doigts
Livre II: Pour les degrés chromatiques – Pour les agréments – Pour les notes répétées  – Pour les sonorités opposées – Pour les arpèges composés – Pour les accords
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