Operistica, Recensioni

Il trionfo del Tempo e del Disinganno – La Scala 12 Febbraio 2016

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Si tratta di un oratorio del giovane Händel, composto nel periodo romano del compositore quando si trovava sotto l’ala protettrice del potente cardinale Pamphilij – autore del testo – con il quale i rapporti furono apparentemente non solo culturali. Il testo, scadentissimo e agiografico, narra della catarsi di “Bellezza” inizialmente legata a “Piacere” verso una resurrezione morale spinta da “Tempo” e Disinganno”, che nella messa in scena della Staatsoper berlinese – ripresa integralmente dalla Scala – passa corrispondentemente da un abbigliamento provocante da gran sera a un saio da monaca. Un oratorio certamente previsto per una piccola audience, con una orchestra strettamente barocca (seppure integrata da fiati) che trasposta sul grande palcoscenico pone non pochi problemi. Brillantemente risolti, però, da una ambientazione anni ’50 (si pensi solo alle colonne illuminate) con una serie di personaggi di contorno perfettamente in grado di rendere l’atmosfera di quello che poteva essere un “cafè chantant” parigino.  Ciò detto, però, l’opera mostra tutti i limiti di un’operazione intellettualistica che risulta troppo lunga e ripetitiva al gusto moderno e dove l’eliminazione di alcune arie non particolarmente valide nulla avrebbe tolto a una non-azione. Perché il testo, la tenzone fra i quattro personaggi non si eleva mai da quello che appare un dibattito banalmente filosofico e scontato. Ovviamente non mancano momenti di vera musica, ad esempio nell’intermezzo puramente strumentale alla fine del primo atto e nella stupenda aria di “Piacere” Lascia la spina che sarà integralmente ripresa nel Rinaldo nella grande aria di Zelmira Lascia che io pianga. Ma certo siamo lontani dalle grandi opere Händeliane e dai suoi ultimi oratori. Martina Jankova “Bellezza” è un soprano dotato incapace però di articolare correttamente l’italiano, il soprano Lucia Cirillo “Piacere” ha una bella voce che interpreta magistralmente l’aria Lascia la spina ma che mostra qualche difficoltà nell’agilità soprattutto nella difficilissima aria Come nembo che sfugge al vento (ah come si rimpiange la grandissima Marilyn Horne!) e Sara Mingardo “Disinganno” si conferma ottimo contralto nonostante il trascorrere degli anni. Nella norma il tenore Leonardo Cortellazzi la cui parte è di minore peso nell’opera. Ottima l’orchestra barocca e il direttore Diego Fasolis. Che l’uso di strumenti “d’epoca” costituisca scelta musicalmente significativa – se non da un punto di vista freddamente filologico – è tutto da verificare.

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