Cameristica, Recensioni

Annalisa Londero – Circolo della musica Bologna 13 Febbraio 2016

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Il concerto inizia alle 21.15 in orario, ma troppo tardi ormai anche per gli standard italiani (dove ormai è consolidato l’orario fra le 20 e – raramente – le 21). La pianista presenta un programma tutto romantico: sonata D894 di Schubert, IV ballata di Chopin e Davidsbündlertänze di Schumann. Purtroppo si comincia male: l’esecutrice tenta di introdurre i brani ma parlare in pubblico (un’arte e anche un mestiere, sia ben chiaro) soprattutto dovendo essere concisi è difficile e ci si chiede a cosa possa servire indicare che il pezzo eseguito è bello, che si compone di n parti, che è stato composto nell’anno… Se proprio si vuole introdurre sarebbe necessario non elencare quello che gli ascoltatori possono capire da soli ma indicare il contesto artistico del tempo, il raffronto con compositori coevi, il trend culturale allora in atto etc. Un esempio delle informazioni confusamente raccolte: secondo la pianista Clara Wieck non apprezzò le Davidsbündlertänze perché troppo simili al Carnival: peccato che le Davidsbündlertänze siano op. 6 e il Carnival op. 9. Che fosse una preveggente? Vorrei segnalare che questo blog ha condotto un sondaggio presso il pubblico con 200 voti espressi riguardo al gradimento delle introduzioni che ha visto quasi l’80% essere contrario.  Ma veniamo al concerto. La pianista ha una buona tecnica (non immacolata come dimostrato ad esempio dalla scala cromatica finale di seste dello studio chopiniano op. 25 eseguito come bis) e certamente non manca di esperienza. Certamente di buona esecuzione i primi tre tempi della sonata schubertiana, nei quali l’esecutrice è stata in grado di controllare la sonorità di una gran coda in un ambiente di certo non strutturato all’uopo, mentre certamente meno apprezzabile è stata la resa dell’ultimo, infido tempo, con quel secondo tema apparentemente così corrivo che richiede grande sensibilità musicale per non renderlo banale, così come molto più significanti andrebbero resi quelle triplette di terze che l’accompagnano. Quanto alla IV ballata non sono mancati momenti di vera liricità ma perché rallentare la non facile riesposizione del tema iniziale con il controcanto salvo poi accelerare esageratamente quando la partitura si semplifica? E nel finale infuocato una riduzione dell’uso del pedale avrebbe permesso un migliore ascolto della partitura.  Non è invece stata all’altezza l’esecuzione delle Davidsbündlertänze, Qui tutti i brani di Florestano sono stati eseguiti con acribia da studio tecnico, con un volume sempre eccessivo perdendo per strada quel tormento interiore che la partitura schumanniana esprime. Il sapere dosare la sonorità della propria esecuzione in funzione dell’ambiente in cui si suona è parte integrante della sensibilità musicale di un’artista e in questo caso è semplicemente mancata.

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2 thoughts on “Annalisa Londero – Circolo della musica Bologna 13 Febbraio 2016

  1. Massimo ha detto:

    Egr.Neri ,intanto desidero ringraziarla per l’impegno che si e’preso in questo blog come recensore musicale .Ho letto altri suoi commenti ai vari concerti a cui ha assistito e mi sembra una iniziativa lodevole dedicare spazio e attenzione agli eventi musicali cittadini e non solo ,tuttavia trovo questa suo articolo sulla pianista Londero un po’ trascurato e fatto di malavoglia .Posso ipotizzare che l’introduzione verbale l’abbia irritata (ha dedicato un terzo del pezzo a questo aspetto ) ,vezzo che a lei puo’apparire inutile ma che ad ascoltatori meno ferrati in materia puo’essere gradito(alla mia mamma e’piaciuto tanto ,anche il chiacchiericcio delle Labeque) ma non posso pensare che non abbia messo a fuoco il grande pregio di questa interprete ,il suono ,la tavolozza timbrica .Sia in Schubert che nella siderale quarta ballata di Chopin il suono era fondante l’interpretazione e la chiarezza espositiva dovuta a un sobrio impiego del pedale di risonanza cosi’come la combinazione efficace dei due pedali ha reso una lettura affascinante .Non so nemmeno quanto la pianista stessa sia consapevole di questo ‘suono’.La musicalita’ ,vero e’una interprete ‘tetesca’(con la “t”) ha studiato con Oppitz e si sente se fa una full immersion di ascolto dei pianisti italiani del secolo scorso (Zecchi,Fiorentino ,Benedetti Michelangeli ) cambia la sua visione e ritrova la natalita’latina (scusi il gioco di parole) .La tecnica ,la usa per quello che le serve ,come un bus,ma direi che puo’servirsene senza problemi .Per il bis chi avrebbe mai fatto un brano come quello alla fine del concerto ?direi che e’stato un eccesso di generosita’ ,apprezzato dal pubblico peraltro ,marpionescamente avrei eseguito la Berceuse (con quel suono che ha la Londero sarebbe stata la ciliegina sulla torta ) e poi tutti a nanna .
    Schumann ,forse qui le do’ragione ma le Tanze sono noiose rispetto al Carnaval e mi sa che i teteschi Schumann lo fanno cosi (Kempf,Brendel e compagnia …non li amo molto) .Mi perdoni ,come ascoltatore le ho preso fin troppo spazio spero mi conceda un’altra possibilita’.Ah ,dimenticavo ,il Yamaha C7 e’un 3/4 non un Grancoda .
    A Brahms ,se ci sara’.Max

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    • Come sempre rispetto le opinioni ma non scrivo mai a casaccio e in modo trascurato e di malavoglia. Nessuno mi obbliga e in ogni recensione esprimo liberamente e ponderatamente le mie opinioni, ovviamente sottoponendomi alle opinioni altrui. Ma mai in modo partigiano e preconcetto. Questo no. Mi scuso per la dimensione dello Yamaha….

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