Operistica, Recensioni

Götterdämmerung – Palermo 31 Gennaio 2016

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Non si fa mancare nulla il Götterdämmerung del Massimo di Palermo (un teatro che avrebbe nuovamente bisogno di interventi viste tutte le scrostature che piagano tutte le pareti). Si comincia con le tre Norne in veste di annoiate segretarie nerovestite delle quali una si arrotola una canna. Le tre tampicciano con dei fili che si rivelano alla fine della scena essere micce di una bomba artigianale che ritroveremo alla fine della rappresentazione. Fine del Walhalla non a causa della rottura dell’asta di frassino ma per deflagrazione terroristica. Insomma si comincia bene. Arrivano Brünhhilde e Sigfried su un montarozzo che dovrebbe essere una rupe inaccessibile: lui si riveste dopo il sonno notturno mentre lei é già vestita con una tutina aderente che a volere essere indulgenti non le dona e con un maquillage che rende bianco il volto e che permane per tutta l’opera. Sigfried viene spedito alla ventura e come pegno riceve il cavallo di lei, Grane, che é un nerboruto ragazzotto che si trascina una sedia a mo’ di sella. La fantasia é indispensabile. A Brünhhilde va l’anello fatato. Reggia dei Gibicunghi. Hagen indossa bretelle rosso fuoco, mentre i suoi due fratellastri Gutrune e Gunther si sollazzano incestuosamente con bevute e coca su un materasso piazzato per terra. Gutrune indossa unicamente una camicetta sull’arredo intimo che tenterà costantemente per tutta l’opera di tirare per compensare una esposizione di cui non é certamente fiera. Hagen segue su un tablet georeferenziato il percorso lungo il Reno di Sigfried che finalmente si presenta. Sbevazzatosi la pozione magica stringe patto di sangue con il perfido attraverso mutuo uso di siringhe da ero e gli mostra il ricordino preso da Fafner, il tarnhelm. Gutrune infoiata gli si struscia addosso sempre più mentre Hagen lo persuade a truffare Brünhhilde prendendo via tarnhelm la sembianze di Gunther e superando la barriera di fuoco. L’anello passa di mano sul montarozzo e tutti si avviano alle duplici nozze. Hagen va a trovare il padre Alberich che é paraplegico su sedia a rotelle garantendogli l’anello sottrattogli da Wotan con l’inganno (della serie chi la fa l’aspetti). Scena delle nozze durante le quali Brünhhilde scopre la truffa imbufalendosi mentre Gunther e Siegfried fanno cenno agli astanti di non farci caso: si tratta solo di scalmana femminile. Vendetta, vendetta, grida la Walküre e con Hagen decide la sorte di Siegfried. I due compagnoni vanno alla caccia fatale. Da una roulotte da sito di rottamazione escono tre ragazzotte vestite da entraîneurs che si scopre essere le figlie (degeneri) del Reno, con minigonne ascellari impietose. Dopo avere predetto all’eroe la sua catastrofe non riuscendo a recuperare l’anello se ne vanno stizzite. La roulotte serve anche da distributore di birre a cui si abbeverano Hagen e Sigfried. Poi Hagen infila l’asta nel retro di Sigfried che muore. Se ne vanno tutti dopo avere accatastato vicino alla roulotte ogni arredo scenico (inclusi i sacchi della spazzatura!) e Sigfried come fenice si rialza e canta per un buon quarto d’ora. Poi finalmente muore del tutto (non senza avere impedito a Hagen – da morto – di fregargli l’anello) e dopo l’assassinio di Gunther da parte di Hagen e la dipartita di Gutrune sempre in deshabillé Brünhhilde può sciogliere il canto funebre inclusivo di cavallo con sedia. Anello finalmente nelle mani delle ragazzotte e assassinio di Hagen con sacchetto di plastica in testa  (avrebbe dovuto essere trascinato sul fondo del Reno dalle figlie del fiume ma non facciamo troppo gli schizzinosi!). Finalino con tutte le comparse che si aprono il giubbotto mostrando le cinture esplosive confezionate dalle Norne. Il tentativo di utilizzare il motivo del Walhalla come metafora del disfacimento della nostra società potrebbe essere interessante ma in questo caso é assolutamente übertrieben. Come in molte regie moderne che vorrebbero essere in grado di calare felicemente una vicenda mitica in una realtà odierna si assiste in questo caso a un coacervo di invenzioni tramite le quali é il regista che impone la storia al librettista e non viceversa. E il linguaggio altdeutsch di Wagner, tradotto in un italiano da sesto grado zeppo di anacoluti e di costruzioni improbabili, impedisce ulteriormente l’operazione. Il risultato é una regia velleitaria e stucchevole nella quale i colpi di genio del regista diventano unicamente ridicole pantomime con vezzi da avanspettacolo (ad esempio con le figlie del Reno). Nonostante questa regia sventurata la grandissima Theorin riempie la scena con una interpretazione magistrale del difficilissimo ruolo di Brünhhilde: é probabilmente la migliore Brünhhilde oggi operativa. Al suo confronto il Sigfried di Christian Voigt é un mezzo disastro, con una voce spesso piatta e non senza difetti clamorosi di intonazione rimarcati dagli scarsissimi applausi ricevuti. Un plauso invece pieno all’Hagen di Mats Almgren, personalità fortissima, voce piena e potente e perfettamente aderente al ruolo. Quanto agli altri interpreti si può affermare che sono dei buoni professionisti e niente più. Bravine anche le figlie del Reno che sono molto spiritose anche scenicamente nell’avanspettacolino del terzo atto. L’orchestra ha lasciato a desiderare (specialmente nell’importante settore dei corni) e la direzione di Stefan Reck ha fatto del suo meglio (senza grandi risultati) nel contesto non facile di una messa in scena da dimenticare nonostante i continui sconfinamenti dei cantanti in platea.

HappySad

Siegfried Christian Voigt
Gunther Eric Greene
Alberich Sergei Leiferkus
Hagen Mats Almgren
Brünnhilde Irene Theorin
Gutrune Elizabeth Blancke-Biggs
Waltraute Viktoria Vizin
Erste Norn Annette Jahns
Zweite Norn/Wellgunde Christine Knorren
Dritte Norn/Woglinde Stephanie Corley
Flosshilde Renée Tatum
Ein Mann Antonio Barbagallo, Gianfranco Giordano
Ein anderer Mann Carlo Morgante, Luca Polizzi
Direttore: Stefan Anton Reck
Regia: Graham Vick
Scene e costumi: Richard Hudson
Azioni mimiche: Ron Howell
Luci: Giuseppe Di Iorio
Assistente musicale: Friedrich Suckel
Assistenti alla regia: Lorenzo Nencini e Yamala-Das Irmici
Scenografo e costumista collaboratore: Mauro Tinti
Assistente alle scene: Giacomo Campagna
Assistente ai costumi: Elena Cicorella
Maestro del Coro: Piero Monti
Orchestra e Coro del Teatro Massimo
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3 thoughts on “Götterdämmerung – Palermo 31 Gennaio 2016

  1. Massimo. ha detto:

    Spassosissima… tablet+Alberich su sedia a rotelle+roulotte che serve birra+sacchetti da soffocamento+cinture esplosive, tutto in una sola opera!
    Nella prossima edizione metteranno anche la step-child adoption: in fondo, visto che alla fine va a fuoco tutto, Wotan potrebbe accasarsi con Loge e fargli adottare le Walkirie sopravvissute.

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  2. Massimo. ha detto:

    Spassosissima… tablet+Alberich su sedia a rotelle+roulotte che serve birra+sacchetti da soffocamento+cinture esplosive, tutto insieme in una sola opera!
    Nella prossima edizione ci infilano anche la step-child adoption: in fondo, visto che alla fine va a fuoco tutto, Wotan potrebbe accasarsi con Loge e fargli adottare le Walkirie sopravvissute.

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  3. Roberto Barilli ha detto:

    interessante commento anche perchè un pensiero di andare a Palermo per vedere il TeatroMassimo (che non conosco) in occasione di quest’opera l’avevo fatto.
    Come al solito…. grazie

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