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Bologna Teatro Comunale 20 Dicembre 2015

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Le notizie “a spizzichi” riportate dai giornali locali sulla situazione del “nostro” teatro comunale sono vieppiù deprimenti e trovo irritante che la  “bacchettata”  inserita nell’ultima relazione semestrale del commissario governativo, datata sempre secondo i giornali  31 di Ottobre, sia stata portata conoscenza solo dalla FIALS (che ha dovuto richiederla espressamente a Roma!) e solo il 20 Dicembre. Nascondere la polvere sotto il letto è prassi da “birichini”… Facendo seguito alle considerazioni che ho espresso nel mio post del 13 Dicembre  (http://wp.me/p5m12m-L8) posso aggiungere due riflessioni. La prima è che mentre a mio parere è  del tutto lecito un compenso adeguato per i vertici del teatro (e quello riportato è in valore assoluto in linea con questo principio) è di converso del tutto inaccettabile che siano stati operati aumenti in presenza di bilanci pesantemente in rosso. Gli aumenti si deliberano quando i bilanci sono positivi come riconoscimento di una gestione efficiente e non come se essi fossero una variabile indipendente. E non dimentichiamo che vi sono altre realtà cittadine che pure in presenza di bilanci positivi hanno evitato aumenti e persino deliberato riduzioni per rispetto della situazione economica generale. E mentre non ho mai lesinato critiche a molti aspetti corporativi dell’orchestra (e ad anomalie come quella della filarmonica) non posso disconoscere che gli aumenti dei vertici suonano come una provocazione a fronte della riduzione dello stipendio degli orchestrali. E’ questo un segnale fortemente negativo (che si aggiunge a quello di una diminuzione indiscriminata dei prezzi) che non può che irritare gli ambiti ma per il momento freddi sponsors. Ancora una volta il consiglio di indirizzo, nominato con criteri assai discutibili, ha dato prova della sua totale inadeguatezza nel silenzio del presidente del teatro, il sindaco Merola. A ciò si aggiunga che in presenza di gravissime problematiche economiche l’ostinazione nel volere proporre “opere prime” (addirittura commissionate) appare del tutto insensato. E questo non può che essere il risultato dell’onda lunga del sodalizio con il fortunatamente defenestrato assessore Ronchi (musicalmente un perfetto incompetente – che però è stato il main sponsor di Sani e del CdI) che ai tempi dell’inqualificabile “Qui non c’è perché” asserì con bella improntitudine che per attirare più pubblico bisognava incrementare il numero di opere “moderne”. Peccato che il risultato corrispondente in materia sia una diminuzione del pubblico e un aumento dei costi. Ma – si sa – ammettere i propri errori è di pochi sparuti politici seri: gli altri contano sempre sul rapido oblio del popolo bue che però ha qualche eccezione…

SadSad

PS Ricordo che è in corso un sondaggio presso i miei lettori riguardo all’opportunità di fare precedere i concerti da una presentazione verbale: esprimere un voto è un aiuto a migliorarne la qualità.  
                                                   
PPS Le risposte sono anonime…. Molti lettori hanno espresso un voto “condizionato” nel senso che hanno votato si o no esprimendo però il desiderio di una risposta più articolata. Ne terrò conto e indirò un sondaggio più approfondito
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9 thoughts on “Bologna Teatro Comunale 20 Dicembre 2015

  1. Roberto Barilli ha detto:

    Il mio commento vuole essere a favore del fatto che un Teatro degno di questo nome commissioni, o almeno rappresenti, almeno un’opera moderna a stagione.
    Perchè la funzione di un Teatro lirico deve essere anche quella di dare spazio ad autori moderni che trattino temi dell’attualità per non restare eternamente fermi al diciannovesimo secolo o giù di lì……
    Un esempio potrebbe essere “La morte di Klinghoffer” di qualche tempo fa o “Il labbro della Lady” addirittura di questa stagione, entrambe rappresentate al Teatro Pavarotti di Modena per le quali la Direzione ha certamente rischiato ma che, a cose fatte, penso ne sia valsa la pena.
    Insomma bisogna anche osare, con giudizio ma osare senza costringere necessariamente il pubblico degli appassionati a spostarsi alla Scala di Milano (peraltro il più bel teatro del mondo ……) per assistere a delle novità.
    Tutto ciò, beninteso, non ha niente a che fare con il personaggio Alberto Ronchi che ha dato il peggio di sè una volta allontanato dalla Giunta, ma questa è un’altra storia …….

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    • Ovviamente non posso essere che d’accordo ma tutto dipende dalla qualità. Qui a Bologna c’è una sgradevole sensazione di favoritismi personali che prescindono dalla qualità senza neppure avere il coraggio di ammettere i fiaschi, anzi reiterando l’errore. Questo è il problema. Se non si decide di scegliere solo in base alla qualità….

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      • Roberto Barilli ha detto:

        Ma certo che concordo con Lei e sono anche sicuro che alla qualità aspirano tutti i Teatri ma quelli che poi la realizzano sono di meno. Al solito dipende dalla qualità di ‘chi’ deve decidere ‘cosa’.
        Dobbiamo poi considerare che l’allestimento di un’opera moderna da parte di un Teatro pubblico che si rispetti (e il Comunale penso e spero sia uno di questi…) deve essere considerato come un investimento e non un costo.
        Un’ istituzione che non lo fa o non riesce a farlo, che è lo stesso, è difficile possa conquistare duraturi consensi nel lungo periodo.

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    • Stefano ha detto:

      La musica contemporanea è in uno stato agonico, per mancanza di idee musicali, e soprattutto, di pubblico. Ogni volta che ci propinano opere contemporanee, il teatro rimane desolatamente vuoto. Ogni genere artistico ha i suoi momenti d’oro e , per l ‘opera, il momento d’oro è finito da un secolo, con rare eccezioni. La lirica non produce quasi più nulla di fruibile. Allora , perché in tempi di tagli con rischio chiusura dei teatri lirici, dobbiamo impiegare le scarse risorse, per rappresentare delle schifezze? La musica deve avere anche un pubblico, non solo un esecutore. So che questa mia affermazione verrà stroncata , e io considerato un conservatore, come quelli che fischiarono la Traviata al debutto; ma se da 30 anni non possiamo ascoltare i Meistersinger ( io per fortuna potei vederlo a Firenze nel 2003), perché hanno un costo di produzione troppo alto, perché dobbiamo sorbirci Solbiati, Tutino, Battistelli, Maderna, e compagnia bella?

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  2. Stefano ha detto:

    Perfettamente d’accordo sulla gestione poco accorta delle scarse risorse del teatro. “Qui non c è un perché”: titolo programmatico; l’emblema della mancanza di senso musicale dei responsabili del teatro: qual è il perché ? Le logiche clientelari: fare le opere di Tutino ( dio ce ne scampi) e degli altri amici degli amici, come accade ovunque in Italia.
    È sbagliato proporre opere prime, con conseguente desertificazione del pubblico. Ma anche Elisir d’amore , che nessuno , dopo solo 4 anni , sentiva la necessità di rivedere, per di più con un cast di ragazzi alle prime armi. Kurvenal non ha avuto la sfortuna di ascoltare il secondo cast, che schierava un Nemorino non all ‘altezza. Quello del primo cast, che ho ascoltato alla radio, almeno aveva cantato una bella furtiva lagrima. Sbagliato rifare Macbeth, anche se in una bella edizione, perché che L ha visto 2 anni fa , o è un vero appassionato, oppure se ne sta a casa. E poi che dire delle nozze di figaro, che ci ripropongono nel 2016, dopo la stupenda edizione diretta da Mariotti? E poi mi fermo qui, ma si potrebbe andare avanti ; ma “qui non c’è un perché “.

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