Operistica, Recensioni

Giovanna d’arco – La Scala 7 Dicembre 2015

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Certamente l’opera non appartiene ai capolavori verdiani e che la giunonica Netrebko possa rappresentare una giovane diciassettenne richiede un bello sforzo di immaginazione. Ma tant’è: siamo ormai abituati persino a delle Mimì in pieno climaterio. L’espediente scenico di alludere tramite la presenza ossessiva di un letto a una possibile pazzia di Giovanna nella cui immaginazione si svolge tutta l’azione scenica ha ormai fatto il suo tempo. Ovviamente Friederich Schiller avrebbe citato in giudizio lo sventurato Temistocle Solera, autore dello sgangherato libretto, se solo avesse osato citarlo come ispiratore. Si inizia con una Netrebko in bianco e nero durante l’ouverture in un letto di manicomio. Si presenta re Carlo (Francesco Meli) che è stato immerso nella porporina. Giovanna assiste e intanto si spoglia per prepararsi alla vestizione da pulzella guerriera. Dopo l’aria (purtroppo anche troppo verdiana) in cui essa chiede alla vergine (con tanto di statuetta di Lourdes in mano -pfui) di essere prescelta, Carlo si risveglia. Dopo il risibile coro degli spiriti malvagi (peraltro pieni di buon senso) Giovanna inizia la vestizione stile pupo siciliano. Duetto senza orchestra mentre Giacomo – padre di vaga ispirazione talebana – crede la pulzella preda dei demoni! Inizia il primo atto con il tradimento di Giacomo, voce oggettivamente modesta, ingolata e piatta (Devid – sic -Cecconi, sostituto dell’indisposto Alvarez). Non vista assiste il pupo siciliano Netrebko nel suo ridicolo costume che terminata la battaglia e rivestitasi con tailleurino blu si prepara all’incontro con Carlo. Amore a prima vista ma rimproveri degli spiriti celesti per un amore terreno. Dopo il trionfo tributato dal popolo, Giovanna (sempre stesa sul letto) si dibatte fra amore e dovere e intanto gli spiriti malvagi (mascherati da diavoli rossi con tanto di ali infernali intorno al solito letto, in puro stile carnevale veneziano) si fregano le mani per averla corrotta in una sorta di notte di Valpurga di noantri. Inizia il secondo atto con la pulzella nuovamente in camicia da notte che viene costretta a reindossare il costume da pupo. Immagine pessima e ridicola unitamente al porporino Carlo: manca solo il feroce saladino… Ma ecco il perfido Giacomo ingolfato in una improbabile palandrana verde che si allea con il nemico e durante il trionfo di Giovanna la accusa di impuritá. Perché Giovanna non risponda mandandolo a quel paese è un mistero che ovviamente resterà irrisolto. Dannazione della pulzella che nell’ultimo atto è di fatto legata a una croce fino alla redenzione del padre che capisce di essere solo un pirla. Finalino edificante con la pulzella che assurge in cielo al posto del rogo di prammatica. Una regia sgangherata assolutamente indegna della scala (e ci si sono messi in due, Moshe Leiser e Patrice Caurier!). La Netrebko è una grandissima artista e Francesco Meli non ha sfigurato. Chailly ha fatto del suo meglio, spesso esagerando con la foga, per tenere in piedi uno spettacolo veramente indegno di una prima della Scala. Una serata da dimenticare. Applausi modesti nonostante una clacque in grande spolvero. Balle sparate a palle incatenate dalla TV di regime sull’inesistente successo: ignoranza o solo ignobile piaggeria?
PS Ore 6. Leggo sui giornali di un trionfo stellare. La durata degli applausi passa nei vari quotidiani da 8 a 9 fino a 13 minuti (una frangia dello spazio-tempo di Einstein?). La maggior parte degli articoli paiono scritti in anticipo e impera naturalmente il gossip sulle toilettes e l’avvenenza (vera o presunta) delle gentili signore. Speriamo che nei prossimi giorni e negli articoli più seri e meditati si legga qualcosa di sensato che abbia a che fare con un’analisi critica dell’opera e della sua messa in scena. Che io abbia sbagliato indirizzo e assistito allo spettacolo sbagliato?🙄

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8 thoughts on “Giovanna d’arco – La Scala 7 Dicembre 2015

  1. carlo giulio lorenzetti settimanni ha detto:

    Ripeto anch’io : per fortuna che c’è Kurvenal a dire le cose come stanno.
    Possibile che il (cattivo) gusto e il conformismo dilagante siano giunti a contaminare anche la Scala e i critici di professione ?

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  2. Maria Cristina ha detto:

    Chissà come si è divertito Renzi…
    Per fortuna che c’è Lei, professor Neri: sui media è tutto un trionfo come al solito. Io ho resistito davanti alla TV solo per pochi minuti ma io me ne intendo poco quindi “non ho saputo apprezzare”…
    (Se penso ai soldi spesi per fare la scena della “città di Milano blindata”! Per fortuna c’ era la Santanchè in verde che bastava ed avanzava…)

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  3. Stefano ha detto:

    Un ‘opera così mediocre( che per fortuna non avevo mai ascoltato), con un libretto demenziale, e una regia sul cui valore concordo totalmente con Kurvenal, non dovrebbe essere scelta per inaugurare la stagione della scala. Un cast così di qualità è meglio impiegarlo in uno dei tanti capolavori verdiani. Se un curioso a digiuno di lirica avesse provato a guardare questo polpettone su Rai 5 , che idea si sarebbe fatto di Verdi? Per la domanda finale, io suggerisco questa risposta: ignoranza, più piaggeria, più conformismo ( tipo: se lo fanno alla scala allora è un successone per forza).

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  4. Roberto Barilli ha detto:

    No, non c’ero. Il mio intento era solo quello di comprendere le Sue aspettative con ‘quel’ dato cast che, come ci ha detto, sono state ampiamente deluse.
    E con la consueta apprezzabile franchezza lo ha scritto.
    Egoisticamente sono contento di non essere stato presente……

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  5. Roberto Barilli ha detto:

    Però…… una roba da girare con la scorta, la recensione ….. . Ma battute di spirito a parte, alla fine si tratta di un’opera lirica seppure una ‘prima’ della celebre Scala di Milano, lei sinteticamente che cosa si aspettava di vedere con quell’allestimento: regia, scenografie, artisti….? Oppure si è trattato di una sorpresa assoluta?

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