Recensioni, Sinfonica

Romanovsky Zagrosek – Bologna sinfonica comunale 26 Novembre 2015

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Avevamo apprezzato Alexander Romanovsky da quando a 17 anni aveva vinto il Busoni ma purtroppo abbiamo assistito nel concerto in questione a una preoccupante involuzione. Nell’esecuzione del secondo concerto di Brahms ha infatti prevalso l’aspetto esteriorizzante, la gestualità esasperata (ogni attacco del pianoforte sembrava una aggressione alla tastiera) mentre è mancato totalmente l’approfondimento musicale per una partitura dalle mille sfaccettature che segna l’ingresso del compositore amburghese nella sua ultima fase, quella della introspezione, della rarefazione insomma del dettato musicale. E sorprendentemente anche l’esecuzione tecnica non è risultata immacolata (nel quarto tempo si è avuto anche un vuoto di memoria – o addirittura un “pasticcio” – coperto dall’orchestra e risolto dall’esecutore con molto mestiere). Naturalmente l’armamentario tecnico di Romanovsky è di prim’ordine (eccezionali i passaggi di ottave nel secondo e nel quarto tempo) ma questo certamente non è sufficiente per una composizione che unisce a una difficoltà tecnica trascendentale un percorso musicale di amplissimo respiro. E senza dubbio il pianista di Dniprodzeržyns’k non è stato aiutato da un’orchestra e da un direttore “non in serata”. Si inizia con una intonazione incerta dei corni all’inizio del primo tempo (una pecca ripetuta anche all’attacco e all’interno dell’oratorio beethoveniano della seconda parte del concerto) e con un relativo tempo troppo allargato per finire con un costante affanno a concertare i tempi con il pianista. E anche i bis solistici (lo studio n. 12 dell’op. 10 di Chopin e una trascrizione di un preludio Bachiano) non hanno ecceduto un livello medio. Peccato. Nella seconda parte il direttore non riesce a scaldare la platea con un’esecuzione non memorabile della Leonora n. 3;  nello scarsamente eseguito oratorio Beethoveniano (Christus am Ölberg)  gli interpreti vocali non sono stati tutti all’altezza del compito. In particolare non è risultata convincente la soprano Patrizia Biccirè, una bella voce lirica – belli i suoi acuti scintillanti ma di taglio rossiniano – che però non si trova a suo agio in una partitura seria e talvolta drammatica e la cui emissione è spesso sovrastata dall’orchestra (complice il direttore). Nella norma il tenore Daniel Kirch mentre di grande qualità è stata la performance del basso David Steffens, voce possente e piena, purtroppo in una parte fin troppo ridotta. Perché poi nel libretto di sala (carta patinata con molte pagine) non sia presente il necessario testo dell’oratorio – dal momento che i sopratitoli non sono disponibili – è un mistero. Un concerto di certo non memorabile.

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15 thoughts on “Romanovsky Zagrosek – Bologna sinfonica comunale 26 Novembre 2015

  1. matteo tabbia ha detto:

    Buongiorno,
    Condivido alcune cose ma non la valutazione sui cornisti dell’ orchestra. Ho visto tra l’ altro che e’ una valutazione ricorrente e mi creda che i cornisti dell’ Orchestra sono di primissima qualità!

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    • Non ho alcuna prevenzione e giudico solo quello che ascolto, cercando di essere il più onesto e oggettivo possibile. Nel caso in questione purtroppo incertezze ve ne sono state. Quando non commento negativamente va da sé che il giudizio è positivo.

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      • Mi sono sentito di risponderle perché ho visto che accade spesso..sicuramente alcuni direttori di scarsa qualità non aiutano ( anche Romanovsky poco ha potuto con un direttore che non e’ mai stato in grado di seguirlo)

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      • Lo immagino, sono intervenuto solo perché avevo visto altre critiche ai corni che ripeto essere di grande livello! Credo qualche critica in più andrebbe rivolta a un direttore che non e’ mai stato in grado di seguire il povero Romanovsky

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        • Romanovsky è stato molto più colpevole del direttore. E di gran lunga! E aggiungo che la prima cornista (Katia Foschi) che aveva contestato un mio giudizio negativo sui corni in occasione del Don Pasquale alla fine ha ammesso che avevo ragione lodando il mio orecchio particolarmente fino (ho ancora il messaggio se di interesse…)

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          • Opinioni, rispetto la sua ma mi creda che il direttore ha influenzato molto il concerto.. Non ho sentito il don pasquale ma ho espresso la mia opinione in quanto in disaccordo sulla scarsa resa dei corni in questo concerto, pur concordando sulla resa al di sotto delle aspettative di tutto il concerto

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          • Stefano ha detto:

            Concordo ancora con Kurvenal: Romanowsky Inadeguato a Brahms, che è molto peggio delle 4 – 5 entrate fasulle dei corni. Comunque bastava ascoltare stasera i corni dell ‘orchestra di Lucerna, per rendersi conto che ,per quanto sia uno strumento scivoloso, esistono anche cornisti che attaccano senza sbavature.

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          • Katia ha detto:

            A titolo informativo, per chi parla ed evidentemente non conosce, il concerto per pianoforte inizia corno solo non corni…. Orecchio talmente fine che addirittura percepisce ciò che non esiste. Rinnovo i miei più sentiti complimenti .

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            • È la sezione cui mi riferivo ovviamente. Ma la lingua batte dove il dente duole. Non è così che si nascondono le incertezze di intonazione. Evidentemente siamo in molti ad avere problemi di udito….. Leggere ad esempio in materia il commento di Stefano a questo post….. “È un maligno con voi chi ha gli occhi in testa” dice don Basilio nelle nozze di Figaro. In questo caso sono le orecchie… Questa è una polemica senza senso. Una carenza di intonazione è una carenza di intonazione e basta. E non è un reato da pena capitale ma solo una “scivolata” da non ripetere. Poi so bene che il corno è strumento infido e che una terzina di crome dopo tre semiminime (così brahmsiana) come “solo” a freddo può essere un passaggio scomodo. Ma bisognerebbe prendersela con il grande Johannes.. “Sed de hoc satis”: non pubblicherò più commenti su questo argomento ormai del tutto sviscerato

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  2. Stefano ha detto:

    Condivido in pieno la sua recensione del concerto di Brahms , sia sul l’orchestra, che su Romanowsky, che sul direttore, che invece aveva convinto in Elektra.
    Non concordo invece sull ‘oratorio di Beethoven, del quale mi è piaciuta la parte vocale, soprano e tenore compresi (aveva tessiture piuttosto faticose, con puntate del tenore sul la e si bemolle, e soprano fino al do ).
    Inspiegabile , come lei da sempre sottolinea, il provincialismo di non pubblicare il testo tedesco e relativa traduzione sulle note di sala. Superflua L esecuzione dell’overture del Fidelio, anche perché il concerto ha avuto una durata eccessiva per il pubblico e per l’orchestra.

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  3. alessandro ha detto:

    mia moglie ieri sera ha notato che Romanowsky non aveva lo spartito sul pianoforte …….è una cosa comune per i pianisti suonare a memoria o Romanowsky ha una memoria eccezionale?

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  4. Fausto Martelli ha detto:

    Grazie per il commento…critico.

    Sono uno spettatore appassionato e profano non colto e approfondito come Lei. Ma amo molto il 2 di Brahms: non ho mai sofferto all’ascolto come ieri sera.

    In particolare per il suono dell’orchestra “polveroso” e modesto. Molto lontana l’esecuzione di Elektra.

    F.Martelli.

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