Operistica

L’elisir d’amore – Malpensa 17 e La Scala 21 Settembre 2015

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Un Elisir d’amore a due facce. Dopo la scenografia di successo e piena di fantasia della Malpensa (è così che si imposta una scenografia non convenzionale piena di estro – l’arrivo di Dulcamara aviatore anni ’20 su un aereo stile Topolino con il cammeo di Pereira che lo accoglie è eccezionale) l’opera si ritrasferisce nel suo contenitore naturale. Niente di più diverso. Per l’ambientazione alla Malpensa (per due volte trasmessa su RAI 5 e su Arte dove sarà ulteriormente replicata), piena di humour e di vitalità non hanno neppure stonato i siparietti dei due presentatori: nell’impostazione popolare dell’opera, data anche la loro durata contenuta, hanno aiutato un pubblico non avvezzo alla lirica ad apprezzarla. E si può anche accettare lo spottone di Dulcamara per l’Expo nell’intervallo fra i due atti nel quale il baritono recita la sua filastrocca iniziale sotto l’albero della vita. L’elisir d’amore è opera buffa ma anche disincantata sulle debolezze umane con un fondo amaro laddove i sentimenti sono di fatto condizionati da fattori economici e con un tocco di misoginia per un’Adina affascinata (ma senza mai lasciarsi andare) dal “glamour” di Belcore, fatuo esponente di un’umanità tutta esteriore (qualche raffronto con la realtà attuale nella quale calciatori e cantanti rock rappresentano gli idoli di riferimento per una larga maggioranza di rappresentanti del genere femminile? Quanta intelligenza nel sex symbol Marilyn Monroe che fu affascinata da Arthur Miller. Altri tempi….).  Insomma a Dio piacendo una scenografia lontana dalle noiose e insensate follie di Bayreuth o München: Pereira avrebbe dovuto invitare alla Malpensa la sventurata Katharina Wagner (si veda la mia recensione del Tristano e Isotta di Bayreuth) per mostrarle come con buon gusto e senso dell’umorismo si può immergere un’opera “classica” in un ambiente moderno. Ben diverso è il discorso per l’opera rappresentata alla Scala. Qui una scenografia zuccherosa e melensa, con costumi assolutamente impropri (Nemorino un paggetto settecentesco anziché un povero contadino, Adina una vichinga cui manca solo l’elmo e Dulcamara un burattino dalla triste più che buffa figura) e un’atmosfera da Heidi hanno reso l’intera impostazione dell’opera fallimentare: in termini gergali un vero flop sottolineato dai pochi e stentati applausi del pubblico e qualche voce di chiaro dissenso del loggione. Il che ha avuto un significativo impatto sui cantanti. La Buratto, un’Adina perfetta alla Malpensa, dotata di una bella voce, ottima agilità e presenza scenica capace di rendere appieno la volubilità del personaggio ha avuto qualche incertezza alla Scala (“beccata” sonoramente dal loggione), ingolfata come si trovava in un costume assolutamente improprio (che fra l’altro la imbruttisce significativamente). All’altezza del personaggio è risultato alla Malpensa e alla Scala il Nemorino di Vittorio Grigolo (molto applaudito nella famosa “Una furtiva lagrima”). Molto bravo anche Michele Pertusi come Dulcamara (un ruolo che ormai gli appartiene come Rigoletto a Leo Nucci) sia vocalmente che scenicamente (ma anch’egli negativamente influenzato alla Scala da un costume assolutamente inappropriato a sottolinearne la scaltrezza e la doppiezza) mentre un gradino sotto tutti gli altri protagonisti è il Belcore di Mattia Olivieri che spesso sforza e che non rende appieno la personalità del soldato da operetta. Un plauso al divertente e dinoccolato mimo Jan Pezzali stile Marty Feldman in Frankenstein junior che fa da spalla a Dulcamara. Di buona qualità, senza particolare valore positivo o negativo, nella norma – direi – la direzione di Fabio Luisi. Un plauso alla regia di Grischa Asagaroff (limitatamente alla Malpensa) e un biasimo pieno ai costumi e alla scenografia di Tullio Pericoli alla Scala. Perché l’impostazione scenica vincente della Malpensa non sia stata trasportata alla Scala (e sarebbe ben stato possibile) è veramente un mistero.Un Elisir d’amore alla Scala che in gergo si può solo definire “loffio” o più elegantemente deludente…
PS 24 Settembre – Quando si dice “de gustibus…”. Leggo ora l’articolo sul Corriere di Paolo Isotta, tutto un’osanna alla versione scaligera e un biasimo a Grigolo per “Una furtiva lacrima”… In pratica il mio post a rovescio. No problem e chapeau al grande critico. Ma Isotta c’era veramente alla Scala il 21 Settembre, ha sentito il dissenso del loggione (con tutti i suoi limiti), ha notato gli scarsissimi applausi e financo i giudizi tutti negativi del pubblico nel foyer? Va bene essere autonomi e anche controcorrente ma …. E perché nessuna citazione della Malpensa? A pensar male si fa peccato ma… (Andreotti docet)…

Elisir 2

   Elisir 1

Due momenti della rappresentazione alla Malpensa

 

HappyHappy per Malpensa
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