Cameristica

Faust – Melnikov -Komsi – S.Domenico 15-16 Settembre 2015

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Recensisco in unico post due dei tre concerti tenuti da Isabelle Faust per il Bologna Festival con il fortepianista Alexander Melnikov e il soprano Anu Komsi, non essendomi possibile assistere al concerto del 20 (sarò a Milano per la prima de “L’elisir d’amore” alla Scala). Purtroppo il Bologna Festival pare innamorarsi di alcuni interpreti o formazioni cameristiche anche minori che vengono riproposti quasi ogni stagione indipendentemente dal loro valore. Certamente la Faust è una grande violinista ma sarebbe certamente più interessante avere un panorama di esecutori più vasto e quindi meno ripetitivo. Le ragioni di queste scelte appaiono piuttosto oscure e comunque assai discutibili. Il primo dei due concerti si apre con una gestione inaccettabile degli ingressi che obbliga gli ignari spettatori a una interminabile coda all’esterno della chiesa (e se pioveva?) e con un inizio del concerto con quasi mezzora in ritardo. La sala è gremita all’inverosimile, con un caldo insopportabile e con qualche dubbio sulla sicurezza in termini di sfollamento in caso di incidente (prudentemente mi siedo in fondo – come sempre – vicino all’uscita). Si inizia con una, per fortuna breve, introduzione condotta con voce flebile inaudibile in fondo alla sala nonostante l’uso del microfono. L’acustica della sala non è pessima: è semplicemente inesistente (ma chi è l’anima bella che ha avuto la brillante idea di organizzare un concerto in una biblioteca quadrata ben ad altro adibita – ad esempio a convegni e seminari)? Il concerto si sviluppa con l’esecuzione di brani minori di Haydn, Mozart e Beethoven eseguiti con impugnatura barocca (ma non l’archetto!) dalla Faust fasciata in abito arcobaleno e un fortepiano dalla voce flebile che inevitabilmente si scorda durante l’esecuzione obbligando l’esecutore a interventi di accordatura. Sull’assurdità di presunte esecuzioni “filologiche” ho già avuto modo di esprimere tutta la mia contrarietà a partire dal fatto che i brani eseguiti erano stati previsti dagli autori per una piccola sala (“musica da camera”) con un pubblico ristretto e non per una sala con piû di trecento spettatori (i posti sono in realtà 400 come mi fa notare A.Spano)! La durata del concerto (con sollievo del pubblico peraltro osannante – si gioca in casa di fatto – per la conclusione della sauna) è stata di soli 64 (al posto dei canonici 90) minuti con un bis di 5 minuti. Una buona esecuzione ma, dato il repertorio, non poteva essere diversamente. Insomma un concerto ben lontano dall’essere memorabile e sulla cui organizzazione, al di là del plauso dovuto alla buona volontà dei sostenitori privati, sarebbe bene riflettere attentamente. Molto più interessante il concerto successivo con la soprano Anu Komsi. Il brano eseguito è il bellissimo “Kafka Fragmente” op. 24 di György Kurtág, una composizione certamente non di facile digestione ma interpretato in modo magistrale dalle due artiste e che richiede tecniche violinistiche e canore di grande qualità. Forse per il richiamo legato al nome della Faust (beniamina bolognese) la sala (sempre la stessa dall’acustica infame) è piena per ¾, certamente un grande successo per un concerto che in altri tempi avrebbe visto un vuoto pneumatico e che ha invece riscosso un meritato, prolungato applauso. La soprano ha saputo destreggiarsi con bravura in una partitura impervia, per la quale peraltro ha dimostrato tutta la sua esperienza in tema di musica contemporanea. Purtroppo il testo stampato fornito agli spettatori conteneva molti errori di tedesco e alcune traduzioni discutibili. Eppure non sarebbe difficile produrre testi corretti e soprattutto rivisti da esperti.…

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