Operistica, Recensioni

Tristan und Isolde – Bayreuth 7 Agosto 2015

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Per decenni abbiamo creduto che il re Marke fosse il prototipo dell’uomo saggio, tollerante, capace di sopportare con dignità i colpi dell’avverso destino: sbagliato! Ci ha aperto gli occhi la “regista” Katarina Wagner che capovolge (stravolge) il significato del testo wagneriano. Ma andiamo con ordine. Il primo atto si apre in una penombra che affliggerà tutti i tre atti, riempita di scale, molte delle quali terminano nel vuoto mettendo a rischio l’incolumità dei cantanti. Il prototipo è quello di Escher (altro che il Piranesi contrabbandato nel programma) cui manca però l’artifizio visivo per cui sono tutte connesse: qui il vuoto è vuoto. Dove sia la nave non si sa. Tutti i protagonisti sono in scena: Isolde, Tristan, Kurvenal e Brangäne, tutti su piani diversi. Una sorta di ascensore costituito da piattaforma con balaustra li fa salire e scendere. Brangäne è affetta da delirium tremens o ballo di S.Vito alle gambe ma forse indossa soltanto scarpe troppo strette. Isolde è manesca e tenta di azzuffarsi fisicamente con Tristan ugualmente manesco: hanno un bel daffare Brangäne e Kurvenal a trattenerli. Isolde maneggia pericolosamente un coltello ma poi, anticipando la coppa fatale, abbraccia Tristan che non si sa se ne voglia. I due comunque si baloccano con un velo da sposa che subisce un trattamento non da educande. Finalmente dovrebbero bere il filtro fatale ma anziché ingurgitarlo lo rovesciano sulle mani ma fa effetto ugualmente (mah?). Arriva Marke ma si tratta di un regista-carceriere le cui malefatte sono esplicate nel secondo atto. Qui Tristan, Isolde, Brangäne e Kurvenal sono letteralmente scaraventati da loschi figuri in un recinto da cui non possono uscire. Kurvenal dopo avere dato ripetutamente di capoccia contro l’uscio sbarrato tenta una arrampicata di sesto grado su una serie di appigli da cui cade fragorosamente. Brangäne la dà su più in fretta e non si capisce se e quando venga spenta la fiaccola fatale. L’intero spazio è illuminato da riflettori nella parte alta del palcoscenico sparati verso il basso: set cinematografico o illuminazione della guardina? I due protagonisti si coprono con un telo per ripararsi dalle luci accecanti e Tristan addobba il telo con lucine di stile natalizio. Poi preso da improvviso furore distrugge tutto come fanno i bambini. Al centro della scena si erge una sorta di tornello multipiano che racchiude Tristan e Isolde a turno. I due cantano la parte finale del duetto d’amore con le spalle rivolte alla platea in un buio quasi spettrale. Arriva Marke-regista-carceriere vestito con un pastrano giallo e un cappello da Al Capone accompagnato da una masnada di brutti ceffi agghindati in calzamaglia gialla come gli agenti cattivi del colesterolo di una ben nota pubblicità televisiva. Tristan viene bendato e ammanettato e Melot l’accoltella senza dargli la possibilità di difendersi. Terzo atto. Il corpo di Tristan è vegliato in un angolo della scena buia da quattro personaggi seduti con tanto di lumino stile lux votiva rossa fra le gambe. Tristan si risveglia e canta il suo dolore mentre appaiono successivamente dei triangoli luminosi di foggia massonica con all’interno l’effigie di Isotta. Tristan muore e arriva Isolde. Il corpo di Tristan viene adagiato su un divanetto rialzato e interviene Marke – sempre addobbato con pastrano e cappello – per spostargli le gambe e far posto a Isolde che canta il suo Liebestod appoggiata alla cara salma. Al termine viene portata via – viva – da Marke. Dove sia il Tod non si sa. Fine. Che a una dilettante ridicola come Katharina Wagner siano affidate delle regie è ipotizzabile solo sulla base del suo cognome. Uno spettacolo teatrale può certamente essere diversamente interpretato, essere oggetto di provocazione ma deve rispettare una regola fondamentale: deve essere bello e tanto più quanto provocatorio. In questo caso siamo in presenza di una parodia del Tristan, brutta e noiosa e devo confessare che il solo fatto di parlarne mi fa sentire in colpa perché lo scopo di questi “sregisti” non è fare begli spettacoli ma solo provocare commenti: che siano positivi o negativi che importa?

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La musica e i cantanti. La direzione di Tielemann (nuovo music director con tanto di targhetta fatta apporre nel parcheggio) è “maschia” con tempi piuttosto stringati ma certamente di qualità. Solo nell’ouverture questa impostazione mostra un po’ la corda perché comprime quel senso di ansia dato dalle successive modulazioni mai risolte in tonica. L’Isolde di  Evelyn Herlitzius, misteriosamente richiamata a sostenere la parte all’ultimo momento,  è di buona qualità con qualche cedimento (ad esempio nel primo acuto del secondo atto) ma di certo non regge il confronto con l’Isolde della grande Irene Theorin, precedente interprete del ruolo wagneriano a Bayreuth. Eccellente è invece Stephen Gould nella parte di Tristan. Qui siamo ai vertici mondiali del wagnerismo con una voce sempre perfetta nella intonazione e nei toni drammatici e il pubblico gli ha tributato un meritato trionfo. Grande successo anche di Christa Mayer come Brangäne, giustificato ma leggermente viziato dal fatto di giocare in casa. Buona la performance di Iain Peterson come Kurvenal e altrettanto buona quella di Georg Zeppenfeld come Marke. Ovviamente non giudicabile Raimund Nolte come Melot. Comunque grande successo finale di pubblico che si è profuso in un applauso liberatorio anche perché sapeva di potere entro poco “uscire a rivedere le stelle” dopo essere stato letteralmente rinchiuso (le porte sono ausgeschlossen) in un girone infernale.
HappyHappy
Una nota finale sul teatro. Per un malinteso rispetto del dettato wagneriano il teatro è privo di climatizzazione (e il 7 Agosto c’erano 39 gradi a Bayreuth!), non ha sopratitoli (e anche la maggioranza dei tedeschi ha difficoltà a capire la lingua altmodisch di Wagner) e i sedili di legno sono una vera tortura per gli spettatori. Perché? Wagner era un innovatore e volle un teatro del tutto innovativo a partire dal golfo mistico. Il suo scopo era quello di glorificare la sua musica e certamente ha utilizzato tutte le tecniche del tempo a questo scopo. Oggi sarebbe il primo a volere sfruttare le nuove tecnologie ma la pochezza intellettuale degli attuali reggenti non arriva a capirlo. E’ vero: il pubblico continua a partecipare agli spettacoli, certamente più per gli aspetti mondani, per il rito, che per l’opera rappresentata, anche se bisogna dire che la qualità estetica dei partecipanti è vieppiù in calo. Ma per 300 euro a cranio si avrebbe diritto se non a un bello spettacolo almeno a una visione confortevole. E non è un problema di budget visto che è in atto il rifacimento della facciata. Scrissi alcuni anni fa una lettera in materia a Katarina Wagner e a sua cognata Eva Pasquier, allora sovrintendenti del teatro, ma chi è poco intelligente è anche maleducato. Nessuna risposta. Può essere interessante sapere che due volte ho scritto a Angela Merkel e in entrambi casi ho ricevuto risposta. Senza commenti.

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6 thoughts on “Tristan und Isolde – Bayreuth 7 Agosto 2015

  1. Arrivo di gran lunga ultimo… e solo grazie alla segnalazione di un comune amico, Mozart2006, che, sapendo che avrei citato il suo commento sulle riprese di quest’anno, 2017, mi ha suggerito di risalire a questo dettagliato ed istruttivo resoconto. C’è poco da aggiungere, se non lo sconforto di fronte e questa messa in scena insensata… purtroppo solo una delle tante-

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  2. Massimo Rudan ha detto:

    Per favore, ditemi che ci saranno delle repliche, così organizzo un pullman e ci porto più gente che posso…. il filtro sulle mani, l’arrampicata, l’Isotta che resta viva, qui si riscrive la storia….
    Massimo.

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  3. Non ho trovato in giro un commento che sia uno favorevole alla regia, e credo sia abbastanza significativo. Ci sono ancora un paio di persone che stimo che devono scrivere del Tristan, ma probabilmente non faranno che aumentare i pareri sfavorevoli.
    Non entro nel merito delle valutazioni sui cantanti perché il mio ascolto radiofonico non può essere probante. Di Gould ricordo con piacere il suo Lohengrin 10 anni fa a Trieste. Ora la voce è molto diversa, tanto che i suoi Tristan a Bayreuth mi hanno lasciato freddino. Anche gli altri cantanti ho avuto modo di sentirli dal vivo in altre occasioni e, in generale, mi hanno sempre convinto.
    Sul discorso caldo, come già ho scritto, sono assolutamente d’accordo: è il motivo per cui ho rinunciato alla trasferta sulla collina.
    Ciao, grazie per il dettagliato resoconto.

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  4. Sandra Festi ha detto:

    Ringrazio ” il nostro agente a Bayreuth” per il godibile resoconto della rappresentazione del “Tristan und Isolde”. Un resoconto oggettivo e competente che ci fa rimpiangere di non averlo gustato dal vivo, ma nello stesso tempo ci fa pensare con sollievo di aver scampato la tortura delle panche di legno e dei 39
    gradi.
    Grazie. Sandra Festi

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