Operistica, Recensioni

Don Giovanni – Berlino Komische Oper 23 Giugno 2015

Non profit bannerNon profit bannerCi ho riprovato dopo molti anni: un altro Don Giovanni alla komische Oper. È questa un’opera purtroppo abusata che richiede un grande equilibrio fra la commedia e la tragedia e che ormai solo con grandi casts e scenografie può presentare qualcosa di nuovo. Non è questo il caso della rappresentazione in questione che pur evitando le grossolanità che mi allontanarono per lungo tempo da questo teatro d’opera non rientra certamente nel novero delle messe in scena memorabili (e che comunque qualche scurrilità non se la risparmia), anzi tutt’altro. Un teatro “artigianale” per spettatori di bocca buona che si godono uno spettacolo modesto o meglio mediocre, a cominciare dal fatto che è cantato in tedesco!!! Ma come si permettono questi malfattori musicali di compiere nel 2015 un simile scempio? E pensare che dopo il restauro la komische Oper ha un display sul retro delle poltrone come quello della Scala che fornisce tutte le traduzioni, turco (!) incluso! Insomma si comincia male. Poi la prima sorpresa negativa. L’opera comincia con l’aria di Leporello, e l’omicidio del commendatore durante il quale Leporello scarica le proprie condutture idriche e Don Giovanni non trova la spada per avere messo male a tracolla il cinturone (si ride). L’ouverture viene eseguita dopo!! Don Giovanni è truccato come il Joker di Gotham City (Schopenauer si rivolta nella tomba) ed è vestito con una “mise” indefinibile da domatore del circo
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Leporello (gigantesco) come un sacerdote di Satana con guanti rossi fìno al gomito, Donna Elvira come una sciantosa in giallo
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mentre Donna Anna sembra la regina di cuori di Alice in Wonderland. Zerlina per motivi ignoti veste come una contadina bulgara nel dì di festa e indefinibili sono i costumi di Masetto e di uno stralunato Don Ottavio che ricorda Michael Gambon nelle Norman Conquests di Alan Ayckbourne. Don Giovanni e Leporello interpretano alla Ridolini come scioglilingua i recitativi (nei quali manca ovviamente l’accompagnamento). Tutta la scenografia è percorsa da salti, gags da avanspettacolo e di ammiccamenti al pubblico che naturalmente alla platea e alla galleria della komische piacciono moltissimo (risate e applausi) e a me provocano conati di vomito e desiderio di vendetta con tortura (se ne accorge persino la mia vicina di poltrona, anch’essa schifata dallo spettacolo). Durante il racconto dell’omicidio del padre da parte di Donna Anna Don Ottavio si tiene con una mano gli attributi quasi temesse un qualche influsso negativo sull’apparato riproduttivo. Giusto come ciliegina sulla torta non viene eseguito il finale dopo la discesa di Don Giovanni agli inferi, mentre la scena madre della cena è priva di tavolo (i personaggi mimano tutto) e il commendatore anziché una statua è un personaggio che si muove in carne ed ossa (e dove è allora il convitato di pietra a partire da Tirso de Molina?). La scena è composta sempre e solo da teli simil-pizzo che si muovono coprendo e scoprendo i personaggi che via via si presentano sulla scena. Ha senso affondare ulteriormente il coltello in una regia che merita solo di essere rapidamente dimenticata dopo essere stata mai sufficientemente infamata? Le voci: il migliore è il Don Ottavio (lo scemo del villaggio della storia, cornuto e mazziato) di Adrian Stooper e molto brava è anche Zerlina con una voce aggraziata e di grande agilità (Anna Brull). Donna Elvira (Karolina Gumos) ha qualche difficoltà a fare uscire la voce dalla gola ma esegue con grande maestria l’ultima grande aria prima del finale. Don Giovanni (Günter Papendell) è difficilmente giudicabile data il modo in cui si muove sulla scena: diciamo che è sufficiente. Senza infamia (ma senza lode) Donna Anna (Erika Roos) cui manca il lato drammatico della voce (mica poco!), il commendatore (Hans-Peter Scheidegger) e Leporello anch’esso travolto dall’avanspettacolo. Masetto (Philipp Meierhöfer) è forse il peggiore della compagnia. Non male l’orchestra diretta da una donna (finalmente!) Kristiina Poska. Se nel corso della mia vita tornerò a vedere un Don Giovanni alla komische Oper (teatro d’opera dell’anno a Berlino!!!!) chiunque è fin d’ora autorizzato a interdirmi per evidente incapacità di intendere e di volere.

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PS Debbo delle scuse per una frase del mio precedente post sul concerto Pape Barenboim. La frase “italietta del melodramma” si presta infatti a un’interpretazione non corrispondente al mio pensiero. Lungi da me qualsiasi esterofilia. Con quella espressione mi riferivo solo a quegli spettatori italiani che accettano solo il repertorio italiano, sopportano a fatica alcuni compositori stranieri (Mozart), rifiutano Wagner, Weber, Gluck e disertano i concerti liederistici. E’ una forma di assenza di cultura con elementi di sciovinismo inaccettabile. Assolutamente nessuna intenzione di sottovalutare l’opera (che è un concetto ben più vasto di quello di melodramma) come comprovato dal fatto che ne sono un regolare frequentatore. Insomma absit iniuria verbis.
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One thought on “Don Giovanni – Berlino Komische Oper 23 Giugno 2015

  1. Alessandro Freddi ha detto:

    Ho avuto modo di scrivere a G. Neri per rappresentazioni di opere che ho goduto a Berlino.
    Condivido le osservazioni generali: di gusto per il grottesco alla Komische Oper e di libertà interpretative discutibili (regie) in altri casi, ma anche in Italia vediamo scempi e grottesco ( Norma con Pollione esploratore fine ottocento, privo solo della retina per farfalle)
    Ma quale offerta musicale in Berlino e per tutti ! I teatri pieni di giovani e un rapporto semplice e diretto con il teatro ( disponibilità di posti nella stessa serata , ripetizione delle rappresentazioni, ecc.)
    Leggerei con piacere in futuro le critiche alle opere di Kurt Weil, autore di difficile ascolto in Italia e vorrei confrontarmi con il parere di Kurvenal per esecuzioni anche in altri ambienti berlinesi (chiese in particolare, vedi p.e. due grandi esecuzioni del War Requiem di Britten nella Gethsemanekirche).
    Alessandro Freddi

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