Cameristica, Recensioni

Gloria Campaner – Bologna S. Filippo Neri 13 Maggio 2015

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Gloria Campaner è una pianista certamente dotata musicalmente, fornita di una eccellente tecnica che trova i suoi accenti migliori nei brani a forte componente virtuosistica (nel caso specifico i Morçeaux de fantasie op.3 di Rachmaninov e i due brani di Skrjabin, lo Studio in do minore op.2 n1. e il poema di ispirazione apocalittica Vers la flamme op. 72) nei quali ha saputo fare rivivere lo spirito così diverso e contrastante dei due compositori russi con tutti gli accenti drammatici e lirici che essi comportano.  Un discorso diverso vale invece per Schumann dei quali ha eseguito le  Humoreske op. 20  e le Kinderszenen op. 15. Qui, soprattutto nelle Kinderszenen, l’eccessivo sforzo interpretativo ha stravolto, negli episodi cantabili, lo stile musicale schumanniano. Interpretare” non significa sostituirsi allo spirito del compositore, strascicando oltre misura i tempi, forzando armonie non specificamente indicate, utilizzando artifici quali la disincronia delle mani etc.: l’alone favolistico e onirico che pervade le Kinderszenen non può essere considerato un alibi per qualunque libertà. Un brano musicale può essere assimilato a una carreggiata larga da percorrere (lo stile), ma entro la quale è necessario mantenersi. L’esecutore ha la possibilità di definire il corso all’interno che ritiene migliore (e in questo si misura la qualità dell’esecuzione) ma non ha il diritto di debordare, come invece la Campaner ha fatto. Non è assolutamente necessario che ad ogni nota debba esser data una specifica, determinata espressione spezzando di fatto il filo logico del brano ma la musica deve poter correre, naturalmente guidata e indirizzata dalla sensibilità dell’esecutore. Come sempre vi sono grandi e famose esecuzioni delle Kinderszenen da analizzare (e qui citerei la magistrale e stilisticamente inappuntabile interpretazione della grande Marta), non ovviamente da copiare ma da considerare come spunto da cui prendere esempio. Migliore è stata comunque l’esecuzione dell’altro ciclo schumanniano, le Humoreske, brano non spesso frequentato, che non ha sofferto degli stessi eccessi delle Kinderszenen e che ha in buona (non perfetta…) misura rispettato il dettato del compositore di Zwickau.  Il giudizio sulla Campaner è quindi parzialmente positivo nella speranza che la maturazione porti a risultati che sono certamente alla sua portata ma che richiedono un approfondimento dello spirito e un rispetto dello stile delle composizioni eseguite. Di certo vi sono esempi di pianisti più giovani (ad esempio Lisiecki o Blechacz) che tale maturazione hanno già portato a termine e il confronto, al momento, è sfavorevole alla Campaner. Due bis e ottimo successo di pubblico. Due clamorosi strafalcioni nel programma di sala: Curiose Keschichte (senza senso) al posto di Curiose Geschichte “storia curiosa” ma soprattutto la traduzione di  Bittendes Kind che significa “bambino che chiede” e non “bambino che prega” (che sarebbe Betendes Kind)….Ma per fortuna in questa serie ci è almeno risparmiata l’ “introduzione musicologica”  permettendo un inizio quasi puntuale e una conclusione in orari accettabili secondo gli standard europei.

Happy

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One thought on “Gloria Campaner – Bologna S. Filippo Neri 13 Maggio 2015

  1. Maria Cristina ha detto:

    Pare che il tedesco del “traduttore” sia peggiore del mio…
    “Banbino che prega” ? L’ errore calza perfettamente con lo spirito del tempo gentile Professore, lo spirito del tempo.
    Rinnovo la mia invidia per come passa le serate ma soprattutto per la sua competenza!.
    Grazie ancora, dai suoi commenti si impara veramente qualcosa.

    Mi piace

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