Cameristica, Recensioni

Enrico Pace – Milano Quartetto 28 Aprile 2015

Non profit bannerNon profit bannerDi Enrico Pace avevamo già svuto modo di scrivere in occasione del concerto in duo con Leonidas Kavakos nell’ambito della stagione di Musica Insieme a Bologna (Kavakos Pace – Bologna Musica Insieme 19 Gennaio 2015) : ora abbiamo avuto la possibilità di riascoltarlo come solista (la prima volta fu a Bologna nell’ambito dei concerti organizzati dal DAMS, quando ancora questo blog doveva vedere la luce). L’impressione ricevuta non è mutata. Pace ha 47 anni, un’età nella quale la maturità interpretativa – nei grandi artisti – ha da tempo preso il sopravvento sull’esuberanza tecnica. Non è il caso di Pace che dotato di tecnica eccellente e suono granitico applica queste due caratteristiche indistintamente a tutti i brani eseguiti. Caratteristiche perfette per la bellissima (e purtroppo poco eseguita) terza sonata di Hindemith mentre ne hanno fatto le spese per prime le Six  épigraphes antiques – brano di apertura – di Debussy. Qui tutte le sonorità liquide e impressionistiche del compositore francese sono state costantemente violentate da una esecuzione sgranata, quasi scarlattiana, nelle quali si è percepita costantemente l’attesa di un passaggio in cui mettere in luce l’aspetto tecnico (in aggiunta al vizietto costante delle due mani disallineate). A maggior ragione la cosa è risultata evidente nella Kreisleriana op. 16 di Schumann dove le libertà (ma forse sarebbe meglio dire arbitrarietà) interpretative hanno snaturato il ciclo forse più bello del panorama del compositore di Zwickau. Un esempio è quello del secondo brano della serie. I due intermezzi sono stati affrontati a velocità priva di significato musicale senza alcuna continuità con l’impianto musicale del pezzo trasmettendo al pubblico l’ansia di precipitarsi verso un brano di bravura interpretato in modo fine a sé stesso.  Forse l’elemento più negativamente sorprendente della serata è stata la pessima esecuzione de la celeberrima  Vallée d’Obermann di Liszt, un autore che teoricamente dovrebbe attagliarsi perfettamente alle caratteristiche di Pace. Dopo un inizio esasperantemente lento si è sprigionata una insensata potenza di fuoco delle ottave che hanno reso il brano un esercizio tecnico svuotato di contenuto musicale. Una esecuzione tutta muscolare senza alcun riguardo al significato profondo del dettato Lisztiano. E dire che il brano è quello forse più bello e più musicalmente valido degli Années de Pélerinages la cui esecuzione magistrale di Vladimir Horowitz (reperibile su You Tube) dovrebbe risultare di esempio a tutti gli esecutori e che in questo caso è risultata del tutto antitetica. Un giudizio negativo assolutamente identico per i due bis Lisztiani, Orage della stessa serie della Valléè e il Sonetto del Petrarca n°104. Un buon (non strepitoso) successo del non folto e non sprovveduto pubblico del Quartetto. Un ennesimo plauso al libretto di sala, completo, preciso e perfettamente strutturato. Sotto questo aspetto Milano non dista 180 ma 180.000 Km. dalla provinciale Bologna!

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2 thoughts on “Enrico Pace – Milano Quartetto 28 Aprile 2015

  1. andre ha detto:

    Con la capacità analitica dimostrata in questo articolo si dirigono impianti di steam reforming, ma in ambito artistico, e in contesti di alto profilo, si rivelano solamente le proprie frustrazioni e si induce a trascurare nell’ascolto un artista di valore eccezionale. Credo che giudicando troppo si perda la cognizione dell’utilità di avanzare osservazioni tecniche. Quelle da lei evidenziate sono..banalissime constatazioni di sbavature esecutive o stilistiche che chiunque in sala ha notato. Il risultato del suo articolo è, d’altro canto, formidabile: da un centinaio di over 60 ad ascoltare questo pianista, al prossimo suo concerto si passerà ad una cinquantina, e così via. Perchè? semplice: anche se un errore può essere notato da una scimmia dotata di orecchie in modo neutro, la qualità del giudizio di chi andrà a sentire questo artista sarà danneggiata dalla negatività del suo articolo, e uno incomincerà ad ascoltare prevenuto…quando ci sono attentati ben più temibili di quello messo in atto dal signor Pace all’integrità morale e spirituale di questa Nazione per cui vale la pena sprecare un po’ di tempo libero. Sarebbe invece dovuto passare a salutare il signor Pace dopo il concerto, così avrebbe constatato quanto impegno e umiltà siano necessari per cercare, in qualche modo ed inutilmente, di accontentare il suo tenero palato. Vale..

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    • Come vede, a differenza Sua, non considero inaccettabile un’opinione diversa dalla mia anche se espressa in termini provocatori (banalità, palato, frustrazioni (quest’ultima poi è ridicola)…) e quindi non censuro di certo la Sua censura. Forse abbiamo opinioni diverse su cosa si intenda per recensione:per me è l’analisi di un concerto (non un giudizio di Dio sulla persona) e basta. Cosa altro dovrebbe essere e cosa si deve giudicare se non l’errore stilistico, le sbavature etc. Oppure si deve tacere e “credere” (e magari obbedire e combattere…) . Se alla prossima volta troverò le interpretazioni di Pace di alta qualità lo scriverò con la stessa onestà intellettuale con cui ho scritto del concerto in questione. Vorrei però segnalarLe che se legge la recensione sul concerto di Pace pubblicata sul Corriere musicale (apparsa ben dopo il mio post…) vedrà che seppure con toni diversi il succo è il medesimo. Differisce solo per quanto riguarda Debussy… Quindi può essere che forse il pianismo di Pace abbia qualche elemento discutibile. Quanto al fatto che il numero di spettatori possa diminuire a seguito del mio post, mi creda, mi dà troppa importanza.. Comunque grazie per essere un mio lettore e per avere dedicato un po’ del Suo tempo a scrivere un commento.

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