Recensioni

Ventura Montanari – 14 Dicembre 2014

Continua la meritoria attività del Goethe Zentrum di Bologna volta a mantenere viva a Bologna la tradizione del Lied, un genere musicale da lungo tempo colpevolmente trascurato nella nostra città dalle maggiori organizzazioni musicali, mentre così tanto spazio trova all’estero e definito da molti autori il genere musicale più completo dal momento che unisce vera poesia (non libretti!) e musica. Provincialismo culturale già più volte sottolineato in queste pagine.  Nel concerto di cui al presente post è stato eseguito uno dei tre cicli schubertiani (la “Winterreise” – femminile perchè viaggio è femminile in tedesco), quello nel quale la distanza fra testo e musica è più forte. Mentre la musica è di altissimo livello non altrettanto si può dire dei testi del mai compianto Wilhelm Müller le cui poesie incentrate sul praticatissimo dualismo romantico “eros-thanatos” sono di fatto un esempio del peggiore romanticismo nel quale la parola più frequente (e i relativi sinonimi) è “grab” ovvero tomba!  Nel ciclo solo un paio di esempi non ricalcano questa impostazione e certamente se non fosse stato per il genio del compositore viennese il nome di Müller sarebbe finito rapidamente e giustificatamente nel dimenticatoio della storia.  E pensare che Schubert ha “vertont” alcune delle più belle poesie di Goethe: per quale motivo sia stato attratto da questo poetastro saturnino è difficile comprendere.
Come in tutto il panorama liederistico (e non solo), i Lieder (grazie al temperamento di Werkmeister) possono essere trasposti in qualsiasi tonalità e adattati – come in questo caso – al registro di un mezzosoprano. (Chi abbia interesse in materia può leggersi l’autobiografia di Gerad Moore che ricorda come alcuni cantanti, poco prima di un concerto, gli richiedessero un abbassamento o un innalzamento di mezzo tono o di un tono, un problema assolutamente drammatico e quasi insolubile per un pianista che non fosse della maestria di Moore).
Il concerto purtroppo non è stato all’altezza delle aspettative. Innanzitutto per tutta la sua durata il piano, nonostante il coperchio fosse chiuso, ha consistentemente sovrastato la voce a causa di un’intensità di suono mai contenuta. La percezione dell’ambiente nel quale un concerto si svolge (e quindi l’adattamento della sonorità) è compito primario del pianista (della pianista in questo caso)  in questo caso totalmente disatteso. La mezzosoprano Marcella Ventura è dotata ottima intonazione ma di una voce drammatica non adatta a un repertorio liederistico e purtroppo con una emissione che spesso stenta a dispiegarsi, soprattutto nei mezzitoni (in gergo si definisce “ingolata”). Ne fa fede il fatto che i due Lieder che le sono meglio riusciti sono stati “Rückblick” e “Der stürmische Morgen”, ovvero due brani di forte drammaticità.  L’intero ciclo è stato eseguito in modo monocorde ovvero come una semplice successione di note, senza alcun accento e aggiustamento di tempo, entrambi indispensabili in un campo liederistico.  Insomma “there is a very big room for improvement”.
Una piccola chiosa: fa un po’ specie trovare errori di traduzione al Goethe Zentrum (ma debbo immaginare che le traduzioni siano state prese da Internet senza revisione critica).  Perchè – un solo esempio per molteplici casi – nel Lied “Frühlingstraum” si traduce “Wann grünt Ihr Blätter am Fenster?” come “Quando rinverdiranno le foglie alla finestra?” dal momento che  il “voi” al posto della terza persona plurale è così importante ai fini poetici, dando alle foglie un connotato quasi umano come paradigma della sofferenza del poeta ? E perchè tanti cambi di numero (fra singolari e plurali) e di tempo innecessari? Il tradurre è sempre compito difficile, ingrato e spesso impossibile ma l’aggiunta gratuita di errori grossolani, soprattutto quando la traduzione letterale è possibile senza svilire il testo, può essere evitata senza eccessivi sforzi….

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