Recensioni

Maria Perrotta – CD Decca 481 1194 6 Dicembre 2014

Negli ultimi trenta anni le Goldberg Variationen di Bach hanno avuto un successo discografico loro sconosciuto negli anni ’60 e ’70, una sorta di “Goldberg renaissance”  che ha visto recentemente protagonisti molti dei pianisti più affermati: Schiff, Hewitt, Dong-Hyek Lim, Bahrami etc. oltre che nel passato grandi clavicembalisti come Leonhardt. A questa schiera si aggiunge ora Maria Perrotta le cui esecuzioni  ho avuto occasione di ascoltare e recensire fin dal 2012 e per la quale si può leggere anche la mia recensione su questo blog dell’11 Febbraio 2014. La sua interpretazione delle Goldberg conferma il giudizio che già ne avevo dato. Il pianismo della Perrotta si caratterizza per un significativo nitore, per un fraseggio accurato e per un  rispetto stilistico che già aveva caratterizzato la sua incisione delle ultime tre sonate beethoveniane, se si eccettua il vezzo nelle Goldberg – ad esempio  nell’aria iniziale – di non mantenere sempre un perfetto sincronismo fra le due mani per accentuare l’espressività.  Un peccato veniale ma anche evitabile e da evitare soprattuto in Bach (e concedibile solo al clavicembalo che  non ha altre possibilità espressive). Un CD quindi molto godibile che nulla ha a che invidiare ad altre interpretazioni e che a mio giudizio si colloca ben al di sopra di quello anche troppo osannato di Bahrami. Ovviamente al di là dell’esecuzione specifica rimane sospeso il giudizio generale su una pianista entrata tardi in carriera e che si trova a misurarsi con una sempre più folta schiera di giovani leoni caratterizzati da una tecnica trascendentale, all’interno della quale vi sono personalità musicali di livello eccezionale. Ne discende che per entrare nel Gotha del pianismo internazionale sarebbero necessarie prove più complete in un repertorio più vasto che includa anche le opere maggiormente impegnative sotto ogni aspetto, ad esempio quelle del repertorio romantico centrale, del secondo ottocento etc. per evitare una collocazione settoriale che finisce sempre per relegare l’esecutore in un contesto limitato. Quindi complimenti per le Goldberg ma un giudizio ancora una volta sospeso sul pianismo di Maria Perrotta di cui vorremmo ascoltare esecuzioni che spaziassero su un campo più ampio perchè la ripetizione (come nel caso delle Goldberg, suo ripetuto cavallo di battaglia da molto tempo e che eseguirà nuovamente a Bologna nel 2015) tende a denunciare limiti che depongono a sfavore dell’interprete.

 

Happy

 

 

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