Recensioni

Steven Osborne – Imola 1 Dicembre 2014

 E’ strano: dopo l’esecuzione del primo Klavierstuck schubertiano il pianismo di Osborne mi aveva fatto venire in mente quello di Paul Lewis, ascoltato lo scorso anno a Musica Insieme a Bologna, e poi leggendo le note introduttive scopro che suonano spesso insieme. Entrambi fanno parte di quella generazione di mezzo inglese (pardon! Osborne è scozzese – come anche il suo abbigliamento denuncia – e forse non gradirebbe essere associato alla perfida Albione!) che pur garantendo esecuzioni di alto livello in qualche misura mi lasciano alcune indefinite perplessità. E’ esattamente quanto scrissi di Lewis anche se onestamente anche questa volta non sono in grado di precisarne in modo compiuto i motivi (mea culpa!).  Osborne è un pianista che certamente rende in modo approfondito l’animo schubertiano, tratteggiandone senza sbavature il profilo musicale, evitando – se non in alcuni evitabili momenti – quegli eccessi di sonorità che nulla hanno a che fare con i brani eseguiti.  Dotato di eccellente tecnica il programma eseguito ha spaziato da due opere giovanili – (anche se Schubert non è mai diventato vecchio essendo morto a 31 anni ) ovvero l’Andante op. D604 e le poco frequentate ma belle variazioni su un tema di Huttenbrenner op. D576 per finire a due brani di grande repertorio ovvero i 3 Klavierstücke op. D946 e i quattro improvvisi op. D935. L’interpretazione  è riconducibile a quel filone che parte dal grande A. Schnabel e che oggi  trova la sua massima espressione in A. Schiff. Un pianismo intimista che nulla concede agli effetti speciali cui siamo sempre più sottoposti, che scava negli angoli più reconditi dello spartito e che tratteggia con un chiaroscuro, assecondato da un uso accorto di pedale e tocco, il disegno musicale del compositore viennese.  E quindi le mie (poche) perplessità? Non saprei proprio, però le confermo. Il programma è terminato con tre bis di cui due di tipo jazzistico (di gusto discutibile per un vecchio conservatore come il sottoscritto – le contaminazioni in un mondo sommerso dalla musica leggera non sono proprio necessarie) e uno tecnicamente funanbolico che hanno suscitato l’entusiasmo del (non folto, purtroppo) pubblico che comunque ha dimostrato di gradire molto l’intero concerto.
PS Dal  mio osservatorio del II ordine dei palchi ho potuto constatare ancora una volta la maleducazione di alcuni spettatori. Due rappresentanti del gentil sesso nella seconda e quarta fila hanno costantemente compulsato il loro telefonino per tutta la durata del concerto (disturbando ovviamente i vicini anche fin troppo pazienti) salvo spellarsi le mani per applaudire un concerto di cui non hanno ascoltato una sola nota. Hanno spento i loro maledetti strumenti soltanto durante l’intervallo…. Malissima tempora currunt..

 

Happy

 

 

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