Recensioni

Bayerische Staatsoper Streichquartett con P.P. Maurizzi- 19 Novembre 2014

 La stagione del “Nuovo e l’antico” del Bologna Festival si è chiusa con un concerto non esaltante. Ho già avuto modo di esprimere in altri posts  la ragione della mia avversione ai concerti “in formazione variabile” come quello in questione. Mentre è comprensibile che in un concerto che comprende il quintetto di Brahms op. 34 con pianoforte possa essere difficile (ma non impossibile) trovare due quintetti con la stessa formazione è più difficilmente digeribile una struttura con molteplici variazioni. Nel caso in questione probabilmente la scelta è stata dettata dalla necessità di inserire comunque un brano di autore polacco (Lutosławski) in ossequio al tema portante della rassegna. Il concerto si è infatti aperto con un brevissimo brano  di poco significato dell’autore in questione per violoncello e pianoforte seguito poi dal quartetto “Rosamunde” di Schubert. E’ questo quartetto un brano non di primo piano del compositore viennese nell’esecuzione del quale la compagine bavarese ha mostrato tutti i suoi limiti. Quattro bravi strumentisti d’orchestra non sono sufficienti a fare un quartetto che richiede un’amalgama di suono e di interpretazione che solo una lunga esperienza comune e una predisposizione quartettistica può garantire. Il risultato è stato un’esecuzione (non priva di problemi tecnici) scialba e per molti versi monotona. Un discorso simile ma ancor più accentuato vale per il celeberrimo, frequentatissimo quintetto di Brahms, del quale esistono famose interpretazioni (solo per citarne una, quella del quartetto italiano con Maurizio Pollini) il  confronto con le quali è certamente molto impegnativo.  Il quintetto potrebbe essere considerato come un concerto per piano e quartetto ma qui si sono avute cinque individualità non eccelse (con alcune evidenti imprecisioni del piano – il quintetto, come ogni composizione del compositore amburghese, è tecnicamente molto impegnativo) che hanno denunciato in modo palese la mancanza di qualità individuali ma soprattutto la mancanza di esperienza comune e di comune interpretazione. Il risultato è facilmente intuibile, al quale ha contribuito ancora una volta l’acustica dell’oratorio e la disposizione (per molti aspetti obbligata date le ridotte dimensioni del palcoscenico) del piano, nascosto visivamente e acusticamente dal quartetto.  La solita noiosa e innecessaria introduzione.

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PS Non sono certamente un fan di Grillo ma la lettura delle cronache bolognesi del Corriere e della Repubblica è certamente una prova della loro partigianeria e mancanza di indipendenza. Due esempi: dopo la lettera sul conflitto di interessi  presente nel CdA del teatro comunale non una lettera di sostegno alla posizione in materia (e ben so che ne sono state inviate!) è stata pubblicata mentre non sono mancate le lettere dei soliti interessati (e spesso incompetenti) corifei che negano una realtà sotto gli occhi di tutti. Con tanti saluti al dibattito. Ancora: non una riga è stata dedicata al concerto della scorsa settimana di Paolo Restani, un pianista di fama internazionale nonostante i suoi problemi attuali, mentre è stata pubblicata una foto con relativo pistolotto per P.P. Maurizzi. Si parva licet componere magnis…(Virgilio, Georgiche, IV, 176)

 

 

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