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Orazio Sciortino – 5 Giugno 2014


Impegnato in un programma ben congegnato (la prima parte dedicato alle bagatelle di Beethoven e Bartok e la seconda alle fantasie di Brahms e Skrjabin) Orazio Sciortino (ancora una volta uscito dalla fucina dell’Accademia Pianistica di Imola) ha dato luogo a un concerto di ottima qualità. Il pianismo di Sciortino non concede nulla al virtuosismo fine a sé stesso ma mette al servizio dell’interpretazione una tecnica di prim’ordine.  La cosa è risultata chiara fin dall’inizio del concerto iniziato con le bagatelle Beethoveniane op. 126, ultimo lavoro pianistico del compositore di Bonn (se si eccettua la trascrizione a quattro mani op. 134 della grande fuga op. 133) che ne racchiudono in poche battute la dimensione finale e che proprio per la loro apparente semplicità richiedono grande maturità e sensibilità interpretativa. Qui Sciortino ha saputo trovare la giusta misura mettendo in luce tutte le sfaccettature del brevi brani sia a livello di sonorità che a livello dei tempi staccati, tutti perfettamente consoni allo spirito che li sottende. Mentre la bagatelle beethoveniane sono opere dell’ultima maturità quelle di Bartok sono invece opere giovanili: anche qui lo spirito popolare delle composizioni è stato reso senza sbavature. Per quanto riguarda le fantasie della seconda parte il brano di apertura è stata la raccolta op.116, prima delle 4 serie di brani dell’ultimissimo periodo del compositore amburghese che ne raccolgono la sintesi compositiva finale. Ottima interpretazione se si eccettua una certa innecessaria precipitazione nell’incipit del primo e sesto capriccio, mentre con grande espressività sono stati resi gli intermezzi, brani tecnicamente semplici ma nei quali cogliere la giusta misura è cosa non facilecome dimostrano molte delle incisioni che abbondano – ad esempio – su youtube. Il finale del concerto è stato dedicato a un brano di Skrjabin non molto eseguito che però Sciortino ha dominato tecnicamente in modo pressoché perfetto. Un unico bis: la trascrizione (musicalmente non eccezionale) dello stesso Sciortino del Wiegenlied di Richard Strauss. Unica vera pecca la tentazione (ormai troppo frequente) dell’esecutore di spiegare il fil rouge del programma del concerto, un programma più che sufficientemente autoesplicativo.

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