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Così fan tutte – 6 Giugno 2014

Chi si illudesse di assistere a un seguito del bell’allestimento delle Nozze di Figaro del 2013 si ricreda: il “Così fan tutte” del 2014 non ne è neppure la copia sbiadita. Si tratta infatti di uno spettacolino modesto, modesto nell’allestimento e modesto nelle voci nonostante la buona volontà del direttore Mariotti, l’unico che si salva nel grigiore dello spettacolo. Il cast: al di sotto di tutti il baritono Nicola Ulivieri  nella parte centrale all’opera del perfido burattinaio don Alfonso, con una voce assolutamente inadeguata e una presenza scenica più da Gastone di Petrolini che da sofisticato sobillatore sotto le spoglie di amico disilluso di Guglielmo e Ferrando.   Fiordiligi (Yolanda Auyanet) ha avuto un inizio alquanto incerto e ha solo in parte riscattato la scialba prova nella grande aria finale prima del definitivo cedimento. Meglio di lei – ma di poco- la prestazione di Dorabella (Anna Goryachova) mentre senza lode e con qualche infamia sono risultati gli scialbi Guglielmo (Simone Alberghini) e Ferrando (Dmitry Korchak). Appena sufficiente l’interpretazione di Despina (Giuseppina Bridelli) che non ha comunque brillato nonostante lo sforzo scenico profuso in una parte così accattivante. Quanto all’allestimento scenico, nonostante le molteplici invasioni della platea anche da parte di un coro agghindato come cortigiani del sultano,  esso denuncia tutti gli anni che ha sulle spalle e fa rimpiangere ad ogni scena l’allestimento mancato (per motivi economici) di Martone che tante aspettative aveva suscitato. Alla pochezza dell’opera ha poi contribuito la dizione italiana incerta e trasandata di tutti i protagonisti che unita alla incomprensibile assenza dei sopratitoli (ma possibile che non si tenga in considerazione la presenza – finalmente! – di parecchi turisti stranieri?) ha reso per molti impossibile seguire il dialogo  allusivo, tagliente e corrosivo di da Ponte. Il pubblico in sala ha tributato pochi e brevissimi applausi all’opera se si eccettuano i ridicoli eccessi finali, confinati in un ben determinato settore dei palchi, di una clacque tanto sgangherata quanto patetica. Una grande occasione mancata del teatro comunale che dopo il disastro di “Qui non c’è perchè” meritava  un riscatto che invece è totalmente mancato: non ci resta che sperare nel prossimo Guglielmo Tell.
 

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