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Elektra – La Scala 18 Maggio 2014

Elektra di Richard Strauss (libretto di Hugo Hofmannstahl), che ha caratterizzato all’epoca della sua composizione molte controversie e in particolare l’accusa infondata di plagio dell’opera Cassandra di Vittorio Gnecchi (assai interessante fu nel 2012 l’allestimento di entrambe le opere nella stessa serata della Deutsche Oper di Berlino – peccato non ne venga fatta menzione nel libretto di sala), è opera della maturità dell’autore che rende perfettamente l’atmosfera di cupo terrore che sottende l’azione. Un’opera breve ma intensissima che vede Elektra sulla scena durante tutta l’ora e mezza dello sviluppo scenico. Il testo di Hofmannstahl è più drammatico e cupo di quello sofocleo, in esso la musica di Strauss assume toni per certi aspetti espressionistici, certamente più drammatici di quelli della Salome, attraverso un cromatismo esasperato: qui la tragedia si sustanzia nella disperata pulsione alla vendetta di Elektra e ancor più nella disperazione di riuscire persino a compiere da sola, personalmente l’opera purificatrice. Seppure il riferimento è alla tragedia di Sofocle la storia riconduce all’Agamennone di Eschilo che trova nel linguaggio ancestrale eschileo la giusta dimensione tragica. Il cast scaligero è stellare: Evelyn Herlitzius come Elektra che assomma a eccezionali qualità canore un’arte scenica assolutamente fuori dal comune (si veda ad esempio la scena della danza bacchica finale), Waltraut Meyer (infinite volte Isotta) che offre ancora una volta una magnifica prova nell’interpretazione del personaggio tragico e al contempo altero e malvagio di Klytämnestra. René Pape come Aegisth e Adrianne Pieczonka come Chrysothemis sono perfettamente a proprio agio nelle brevi ma intense parti loro affidate nell’opera.  Esa-Pekka Salonen semplicemente perfetto. E lo strepitoso, meritatissimo successo (15 minuti di standing ovations per tutti) è poi dovuto alla regia del compianto (e da Lissner commemorato prima dell’inizio) Patrice Chéreau che in una scena spoglia, quasi da architettura metafisica, fa muovere i personaggi come in una sorta di arena claustrofobica (ove alcune porte sono persino chiuse a chiave) che sustanzia perfettamente la tragicità del testo e della musica di Strauss. Assolutamente corretto appare anche l’accenno registico, durante il racconto degli incubi di Klytämnestra, alla duplice pulsione di figlia e di vendicatrice di Elektra, non specificamente indicato nel testo ma che rientra nell’interpretazione della combattuta e multiforme personalità di Elektra. Ancora una volta un vero trionfo della Scala.

 Waltraut Meyer e Evelyn Herlitzius (dal libretto di sala)


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