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Arkadij Volodos – 12 Maggio 2014


Arkadij Volodos appartiene a quella purtroppo non folta schiera di pianisti che su una tecnica trascendente hanno saputo costruire un percorso di grande musicalità capace di tenere a freno e incanalare musicalmente l’esuberanza tecnica che fa invece di molti “giovani leoni” dei ginnasti e non dei pianisti (anche se da un pubblico poco smaliziato ottengono ridicole “standing ovations” magari a mani alzate – perché poi una così ridicola esibizione, provincialmente solo italiana?).  Il programma tutto “classico” ha visto di Schubert la pochissimo frequentata sonata incompiuta op. D 279 con l’Allegretto (indebitamente considerato come suo ultimo tempo), i sei brani op. 118 di Brahms e di Schumann le Kinderszenen op. 15 e la Fantasia op. 17: un programma che spazia su tutto l’800 pianistico come è tradizione di Volodos. Rispetto al concerto di due anni orsono si nota nel pianismo di Volodos una certa involuzione che tende a premiare sempre più gli aspetti tipici della scuola slava ovvero un eccesso di dinamica e di artifizi interpretativi (pause lunghissime, pianissimi e fortissimi) che pur nell’ambito di un’esecuzione di alto livello non appaiono in linea con la coerenza stilistica necessaria a una interpretazione perfetta.  Mentre nella prima parte l’esecuzione dei brani di Schubert è risultata di altissima qualità, altrettanto non si può dire dell’opera 118 di Brahms, una delle ultime raccolte pianistiche del compositore amburghese che costituiscono la “summa teologica” del suo percorso compositivo. Brani di grande intimismo dai quali debbono essere rigorosamente banditi eccessi esecutivi che invece hanno contraddistinto l’esecuzione di Volodos. Sia chiaro: l’ultimo Brahms è compositore perfetto per pianisti al crepuscolo della loro carriera e non ho dubbio che per il pianista russo vi sia “a big room for improvement” e sarà interessante seguirne l’evoluzione.  Quanto ai brani schumanniani Volodos ne ha messo in risalto le più nascoste sfumature (ad esempio nella Kinderszenen) senza rifuggire dall’uso delle sue grandi doti tecniche (ad esempio nel finale del secondo tempo della Fantasia i cui salti costituiscono una delle bestie nere a grande rischio di tutti i pianisti). Un concerto di ampio respiro (più di due ore di musica) seguito da tre bis: grande successo di pubblico a coronamento della stagione 2013-2014 di Musica Insieme.
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