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Le Troyens – Milano La Scala 26 Aprile 2014

Infandum iubes regina renovare dolorem” è il terzo esametro del secondo libro dell’Eneide che si può considerare l’inizio virtuale di questa opera (divisa in due parti La prise de Troye e Les Troyens à Carthage) anche se lo sviluppo temporale previsto da Berlioz non ricalca fedelmente il dettato virgiliano (specialmente per la collocazione temporale delle vicende a Cartagine) e il suicidio collettivo delle troiane non si trova nel poema. Un classico “grand opéra” di Berlioz, genere operistico che ha dominato la scena francese fra gli anni venti e gli anni ottanta dell’Ottocento, in quello stile iniziato da Meyerbeer, tanto amato da Heine quanto vituperato da Schumann, lo stesso genere che faceva imbestialire Wagner quando vedeva entrare al secondo atto (della “sua” opera, il Tannhäuser) i membri del Jockey Club che si presentavano infatti solo al momento del balletto (ingrediente indispensabile del grand opéra) anche se quest’ultimo è assente, ovviamente, nel Tannhäuser.

 http://amfortas.files.wordpress.com/2014/04/srtrojans4.jpg
  (caricatura ripresa dal sito “Di tanti pulpiti”  http://amfortas.wordpress.com


Opera gigantesca, che cerca di dare corpo all’Eneide, che l’autore non vide mai in versione completa, della durata di 5 ore e mezza (concorrenza spietata a Wagner) e che alterna sezioni molto belle (ad esempio il duetto Enea-Didone, la disperazione e morte di Didone) a momenti di oggettiva stanchezza: un’opera comunque musicalmente meno riuscita, a giudizio di chi scrive, della “Damnation de Faust” dello stesso autore. Per un inquadramento storico-letterario-musicale de Les Troyens può essere interessante (anche se non totalmente condivisibile) leggere l’articolo di Paolo Isotta sul Corriere del 7 Aprile (pagina 29). Ciò detto bisogna però riconoscere che l’allestimento é di quelli che saranno ricordati nel tempo. Magnifiche le scene di Es Devlin (il cavallo di Troia e il guerriero vendicatore del finale riassumono perfetttamente la violenza dell’azione), magnifico il coro, magnifica l’azione teatrale. Non una sbavatura in tutta la durata. Nel cast di 20 interpreti, tutti di ottima qualità, svettano Anna Caterina Antonacci (Cassandra) e soprattutto la magnifica Daniela Barcellona (Didone) che in modo stupefacente riesce a migliorare ulteriormente ad ogni rappresentazione. Di altissimo livello (smaccatamente applaudito da un clacque più rumorosa del solito) l’Enea di Gregory Kunde. Al successo dell’opera contribuisce con la sua maestria in modo determinante Antonio Pappano, sempre perfettamente addentro stilisticamente e musicalmente allo spirito della composizione, le coreografie di Lynne Page (non va dimenticato il ruolo primario del balletto nel grand opéra) e la regia di David McVicar. Insomma uno spettacolo grandioso all’altezza della tradizione della Scala che rimane l’alfiere italiano della musica internazionale e che – grazie anche ai poderosi finanziamenti di molte volte superiori a quelli delle altre fondazioni liriche – presenta sempre produzioni di eccezionale livello.

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