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Cappella Savaria – 16 Aprile 2014


Complesso a geometria variabile, con alcuni strumentisti in veste solistica, ripercorre la  strada della esecuzione filologica, suonando in piedi (una prassi ormai consueta il cui fondamento e vantaggio mi è ignoto) e con strumenti d’epoca che si concretizza soprattutto nell’uso di fiati senza tasti (nel caso degli archi si limita ovviamente all’archetto con la punta allungata).  Il discorso dell’esecuzione filologica merita una qualche considerazione. Innanzitutto bisognerebbe misurare il risultato musicale ottenuto e valutare se la scelta apporta un qualche vantaggio o non si tratta invece di intellettualistica vocazione a ricostruire un passato che è appunto ormai passato. (In questa ottica vi sono state persino fantasiose ipotesi di archetti ricurvi per eseguire all’unisono gli accordi delle composizioni per violino o violoncello solo di Bach!). Per ardore filologico si azzarderebbe oggi qualcuno a suonare sul “clavicembalo con il piano e il forte” di Bartolomeo Cristofori? Sarebbe certamente interessante conoscere quale sarebbe il giudizio che ne darebbero i compositori se risorgessero dal loro riposo eterno.  Personalmente non ne trovo alcuna giustificazione. Si pensi soltanto al caso del corno, strumento difficilissimo da domare anche oggi nonostante sia ora dotato dei pistoni: nel primo concerto brandeburghese ove giocano un ruolo fondamentale i due poveri strumentisti con il corno barocco hanno fatto del loro meglio ma il risultato è stato quasi sempre un suono stridulo e non infrequentemente di intonazione molto incerta. Necessario? Lo stesso dicasi per il secondo brandeburghese: qui il flauto a becco solista – anche per responsabilità dell’esecutore – ha quasi costantemente massacrato tutti i suoni acuti quando l’emissione richiedeva un suono di forte intensità. Ovviamente nulla da dire per gli altri due legni, l’oboe e il fagotto, che nella versione barocca offrono un suono che poco si discosta da quello moderno. Ciò detto, un giudizio complessivo della formazione cameristica in un programma che non poteva essere più tradizionale: i sei concerti composti da Bach per il margravio (marchese) di Brandeburgo che non ebbe mai l’occasione di ascoltarli. Una esecuzione di buona qualità che si muove nel solco di quella assolutamente tradizionale (nulla a vede con gli eccessi – ad esempio – della Kremerata Baltica di Gidon Kremer) e che ovviamente è stata accolta con un buon (non travolgente) successo dal non foltissimo pubblico in sala.
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4 risposte a "Cappella Savaria – 16 Aprile 2014"

  1. A essere sincero, non li ho letti ma lo farò presto.
    Grazie per la pubblicazione del commento.
    Sono molto curioso di reggere la tua recensione su Sokolov (vai a sentirlo, vero?), dato che per lui provo un rapporto di amore e odio.
    Lascerò qualche impressione anche su Lupu (che ho visto a Padova) e Schiff (sì, c'ero anche io a Bologna e sono un suo fan sfegatato, ma non per questo perdo il desiderio di valutarlo in modo equilibrato).
    A presto
    Giovanni

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  2. Ciao “Psychokiller”,
    grazie per l’ampio commento. In realtà della cappella Savaria ero stato principalmente disturbato dall’uso “incontrollato” di strumenti d’epoca da cui la mia polemica. Nel caso dell’esecuzione in questione non avevo rilevato particolari problemi (ma anche nessuna specifica qualità). Mi è parso un concerto mediocre, senza lode e senza infamia, un concerto certamente non destinato a rimanere nella mia e altrui memoria. Non ho però difficoltà a immaginare che possano avere raggiunto, in altri casi, prestazioni assai più scadenti e molto spesso mi chiedo perché siano poi scritturati, magari da società di concerti serie. Forse costano poco (probabile) e come riempitivo, suonando brani destinati a suscitare comunque l’applauso (ben sapendo che il 90% del pubblico applaude la musica e non l’esecuzione) sono utili alle casse disastrate delle organizzazioni. Grazie comunque per l’interesse verso il mio blog: come ti sono sembrati gli altri commenti (anche quelli redatti con la penna intinta nel veleno)? Cordialmente
    G.Neri

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  3. Ciao Giovanni,
    da fresco nuovo lettore del blog volevo condividere con te la mia opinione sugli stessi concerti che abbiamo visto (o quasi).
    In verità la Cappella Savaria l'ho vista a Monfalcone (sullo stesso programma) il giorno prima di te, e avrei avvisato volentieri i bolognesi dell'opportunità di boicottare un simile scempio.
    Sul primo e sul secondo concerto sono stati assolutamente scandalosi, nel secondo in particolare il solista – che mi ha intenerito solo per la sua giovane età – avrebbe meritato di essere linciato. Quasi metà degli spettatori hanno abbandonato la sala all'intervallo.
    Tempi rapidissimi, eccessivamente, visti i palesi limiti esecutivi e interpretativi.
    Nel brevissimo assolo nell'adagio del terzo concerto la clavicembalista è riuscita addirittura a sbagliare due note. Non sono un purista eccessivo (un po' sicuramente), però mi è sembrato inaccettabile.
    Anche il maestro di cappella si è distinto per qualche svarione di troppo nel corso del V concerto, al termine del quale ho abbandonato anzitempo la sala. Ero entusiasta di poter vedere dal vivo per la prima volta nella mia vita una serie di concerti meravigliosa come questa, soprattutto in alcuni movimenti lenti, e la mia delusione è stata cocente.
    Chicca delle chicche è stata il fatto che il concerto fosse registrato per essere trasmesso sia in Italia che in Slovenia.
    Nella tua recensione ho letto una tiepida promozione, invece.
    Troppo spesso sento bistrattati i movimenti lenti di Bach, in particolare per la dinamica. In essi trovo delle espressioni liriche meravigliose che ci restituiscono un compositore estremamente delicato nella scelta melodica, pur in un contesto strutturalmente ineccepibile.
    Che ne pensi?
    Grazie

    Giovanni Chimera

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