Uncategorized

Grassi-Flaksman-Quaranta – 7 Aprile 2014

Credo di avere finora commesso un errore nella redazione dei miei posts: ho posto l’asticella della valutazione sempre alla stessa altezza. Probabilmente invece i concerti debbono essere valutati in relazione all’ambito e  al pubblico cui sono rivolti. Esistono i concerti di alto livello e quelli – godibili se considerati nel loro contesto – di medio livello. Preceduto da un battage pubblicitario provincial-campanilistico un po’ sproporzionato il trio Grassi-Flaksman-Quaranta, in versioni variabili (ovvero con organico variabile, cosa da me sempre deprecata, pur essendoci sufficiente – non abbondante – letteratura per l’organico completo, ad esempio il trio op. 11 di Beethoven, il trio op. 3 di Zemlinsky  o le trascrizioni di Mendelssohn etc.), ha offerto una prestazione (breve, 60′) di medio livello locale forse destinata a non restare negli annali della musica ma proponendo un programma interessante, centrato sulle ultime opere cameristiche di Brahms. Sono stati infatti eseguiti il trio op. 114 e la seconda delle due splendide sonate op. 120 (eseguibili sia per clarinetto che per violoncello, nelle quali si ritrova tutto il mondo di Brahms, la misura, la compostezza, le armonie tipiche timbriche e anche il senso della tristezza e del sogno che sono caratteristiche del compositore amburghese) che incastonano, insieme al quintetto op.115, le opere pianistiche più sublimi, le opp. 116, 117, 118 e 119. A complemento sono stati eseguiti i Phantasiestücke di Schumann, composizione gradevole e spesso eseguita ma un po’ d’occasione e non fra le più significative del compositore di Zwickau. Probabilmente l’eccellenza esecutiva del gruppo va al clarinetto di Andrea Massimo Grassi che in alcuni passaggi ha saputo trovare lo spirito giusto, mentre il violoncello di Flaksman ha avuto spesso problemi di intonazione. Una valutazione acribica avrebbe potuto poi sottolineare imperfezioni pianistiche, tempi troppo lenti in tutti i brani, anche quelli più impetuosi, qualche problema di sincronismo fra violoncello e piano nell’ultimo brano di Schumann etc. ma sarebbe ingeneroso nell’ambito della tipologia di concerto di cui all’introduzione di questa recensione. Un bis beethoveniano, l’andante dal trio op.11. Un buon successo, non travolgente come si sarebbe potuto ipotizzare, visto l’ambito cittadino della performance.

PS quando si finirà di utilizzare frasi ridicole e senza senso come “la tonalità oscura di sol diesis minore” oppure ” la tonalità luminosa di do maggiore” dal momento che dal temperamento di Werkmeister (obbligatorio con il piano) TUTTE le tonalità maggiori e tutte le minori sono fra loro IDENTICHEEEEEEEE ovvero caratterizzate dagli stessi intervalli di frequenza fra i vari gradi della scala?????

Standard

Lasciate un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...