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Oratorio "Die Schöpfung" di Haydn – 16 Marzo 2014


L’oratorio “Die Schöpfung” (la creazione), composto fra il 1796 e il 1798 e rappresentato in pubblico nel 1798, è uno dei brani di più ampio respiro del compositore austriaco, certamente ispirato dai grandi oratori di Händel che Haydn ebbe l’occasione di ascoltare nei suoi due soggiorni inglesi. E’ una composizione grandiosa, di grande qualità musicale, che costituisce il coronamento della maturità Haydniana, che si avvale di una grande orchestra, di coro e di tre “soli” (baritono, tenore e soprano) cui si aggiunge un quarto soprano nel numero finale dell’opera.  L’esecuzione da parte dell’Orchestre des Champs-Élisées sotto la direzione del collaudato Philippe Herrewege e con il coro del Collegium Vocale Gent è stata di grande qualità, per cui le si possono perdonare alcune sbavature dei corni (strumento notoriamente infido), cui il pubblico bolognese è purtroppo abituato. La soprano Christina Landshamer è dotata di una bella voce capace di coprire un’ampia varietà di registri e ha fornito un’ottima interpretazione, dopo le prime battute non del tutto felici. Senza alcuna sbavatura il baritono Rudolf Rosen del quale oltre alla vocalità abbiamo apprezzato la capacità di articolare correttamente le frasi tedesche, in particolare nei recitativi, perdonandogli la tendenza a trasformare le “e” in “i”. Una prestazione un po’ meno felice quella del tenore Maximilian Schmitt che non è sembrato trovarsi a proprio agio in un repertorio barocco: la voce non è apparsa sempre cristallina anche se non gli si possono imputare problemi di intonazione. Un meritato successo di un non numeroso pubblico, numericamente certamente inferiore alle “prime” delle passate edizioni del Bologna Festival: un fenomeno che dovrà essere accuratamente analizzato e che può trovare una sua giustificazione nei prezzi costantemente lievitati negli ultimi anni. Un’ultima annotazione: chi scrive è assolutamente favorevole alla partecipazione delle scolaresche che della musica “forte” (secondo la dizione di Quirino Principe) sono sostanzialmente digiune (una colpa che nessun ministro dell’istruzione – probabilmente per sua stessa ignoranza – pare prendere nella dovuta considerazione, relegandoci al livello di stato del quarto mondo) ma ciò dovrebbe essere organizzato accuratamente evitando di raggruppare i ragazzini che inevitabilmente, nonostante la cura loro dedicata da una delle maschere, poco si interessano e tendono a disturbare il prossimo.  Mi pare che soprattutto in un teatro così poco affollato, una corretta distribuzione uniforme dei “teen agers” non dovrebbe certo costituire un problema a vantaggio loro e degli altri spettatori.
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