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Paul Lewis – 20 Gennaio 2014

Un concerto caratterizzato da un programma poco convenzionale: corali bachiani seguiti senza interruzione da sonate di Beethoven, brani poco noti e intimistici dell’ultimo Liszt e i “quadri di una esposizione” di Mussorgski. Il tutto eseguito da un pianista quarantunenne della generazione di mezzo, Paul Lewis, di origine inglese, che sta giustamente ottenendo grande successo nell’agone internazionale con programmi molto differenziati (si veda sul suo sito – Paul Lewis site – la impressionante sequenza dei concerti che terrà in questo gennaio e nel 2014). Il pianismo di Lewis, colto, raffinato e distante dal virtuosismo funambolico di molti artisti della giovane generazione, dimostra un’intima percezione del dettato musicale dei brani eseguiti. Nell’ascoltare la prima parte del concerto (corali bachiani e sonate di Betthoven fra cui la celeberrima “Chiaro di luna”) il pensiero non può non correre ad Andras Schiff che di questi autori ha fatto una propria bandiera: il confronto è leggermente a sfavore di Lewis, pur riconoscendogli altissime qualità musicali. Vi è qualcosa nelle interpretazioni di Lewis, un senso di freddezza forse, che impedisce un giudizio totalmente positivo anche se chi scrive deve confessare che l’indicazione è puramente soggettiva e non suffragata da particolari aspetti interpretativi (se si escludono alcuni elementi tecnici quali, ad esempio, il mancato ribattuto alla fine degli arpeggi spezzati del terzo tempo dell’op. 27 n.2 di Beethoven e forse l’uso non sempre felice del pedale nei corali bachiani). Certamente di alta qualità è l’intepretazione dell’opera Mussorgskiana (eseguita in diretta continuità con l’ultimo brano Lisztiano, l’omaggio a Richard Wagner, eseguito con grande sensibilità) dove sono stati messi in perfetta luce tutti gli aspetti timbrici dell’opera, così importanti per caratterizzarne l’impianto “antimodernista”.  Scrivendo queste righe mi accorgo che potrebbe non risultare chiaro quale è il mio giudizio su Lewis ma mi trovo esattamente in quella condizione di “mixed feelings” nella quale una valutazione definitiva richiede un’analisi ulteriore, una prova di riconferma insomma.  Un artista anticonvenzionale anche nell’abbigliamento seppure non estraneo alla gestualità istrionica delle braccia, così tipica dell’ “ancien régime” pianistico, che ha regalato un bis minimalista e intimista (poche battute) ignoto colpevolmente all’estensore di questo post.
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