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Andras Schiff – Milano 3 Dicembre 2013

Andras Schiff ha proseguito ieri sera la sua esecuzione integrale delle sonate di Beethoven per la società del quartetto, eseguendo oltre a tre sonate meno note del secondo periodo Beethoveniano  l’op. 57 (Appassionata) e l’op. 81 (Les Adieux). Che dire? Schiff è interprete raffinatissimo, dotato di grande tecnica sempre al servizio dell’interpretazione con una visione apollinea dell’universo del compositore di Bonn (non per niente è maestro insuperato delle composizioni Schubertiane). Il suono è sempre levigato, raramente con sonorità estreme e anche la visione ritmica dell’interpretazione raramente cede a impulsi virtuosistici. E’ una visione empirea che certamente coglie in pieno nella maggioranza dei casi lo spirito della composizione eseguita anche concedendo a questa impostazione alcuni allargamenti ritmici laddove l’esecuzione “a tempo” potrebbe contraddire l’impostazione stessa. E’ questo il caso di Les Adieux dove l’interprete allarga quanto basta i due passaggi virtuosistici (spesso bestia nera dei rigoristi) del primo tempo fornendo un’esecuzione complessiva mirabile del capolavoro Beethoveniano. Schiff certamente non ha l’impostazione rocciosa di Richter o quella dionisiaca di Gilels e questo ha talvolta riflessi negativi come riscontrato nella sonata op. 57 per la quale il nome con cui è nota rappresenta perfettamente il testo musicale. Questo limite è risultato particolarmente verificabile nell’ultimo tempo della sonata nel quale il tempo staccato è risultato insufficientemente mosso talchè il prestissimo finale aveva la stessa dinamica con la quale la maggior parte degli interpreti (Gilels per primo) affrontano la parte iniziale del brano. Il tutto ha certamente molto ridotto l’impatto drammatico di questo capolavoro trascolorando un dramma in un flebile e moderato lamento, naturalmente sempre nel contesto di una esecuzione di altissimo livello. Il successo giustamente decretato dal pubblico (al quale va riconosciuto il merito di evitare colpi di tosse e altri fastidiosi rumori come peraltro raccomandato dallo speaker all’inizio del concerto – perchè non si adotta questa prassi ovunque?) è stato coronato da due bis Bachiani eseguiti in assenza totale di pedale con un rigore, uno stile e una perfezione di suono che non ha eguali (un’impostazione clavicembalistica arricchita appunto dal piano e forte: il trionfo di Bartolomeo Cristofori!): il concerto italiano integrale e sarabanda e giga di una suite francese. Ancora una volta da lodare l’assenza di inutili e per lo più fastidiose introduzioni musicologiche.

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