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Bagnara-Micheletti – 16 Novembre 2013

Il Lied è un genere musicale particolare, poco praticato in Italia, e nel quale l’equilibrio fra voce, piano, testo e musica non può essere improvvisato. A ciò si aggiunga che avere grandi mezzi vocali può essere un vantaggio ma anche uno svantaggio se non si riesce a ottenere un controllo perfetto delle sonorità, una variazione timbrica con molte sfaccettature e una conoscenza approfondita del testo. La soprano (ma forse sarebbe meglio dire la mezzosoprano) Benedetta Bagnara possiede una bella voce drammatica che certamente trova in molte opere un terreno fertile adatto alle sue capacità, ma che solo saltuariamente riesce a entrare nello spirito del Lied eseguito. Ciò è tanto più vero per gli autori della serata (Wolf e Wagner) nei quali i cromatismi e le armonie presenti richiedono una intonazione perfetta e un controllo ferreo dell’emissione. Non è stato sempre così: ad esempio nel Lied “Stehe still” dei Wesendonk di Wagner la prima parte è risultata aspra e urlata e la seconda parte – di impostazione del tutto contrastante – insufficientemente calma. A maggior ragione ciò è risultato nell’ultimo dei Wesendonk (Träume)che anzichè un tono elegiaco ha avuto una drammaticità del tutto in contrasto con il testo e la parte musicale fino a trasformarsi in una sorta di “Albträume“. Nei Lieder dell’ “Italienisches Liederbuch” di Wolf è mancata quella sottile ironia che li sottende legata al carattere popolare – di derivazione italiana – dei testi di Paul Heyse e la monotonia della drammaticità della voce ha inficiato l’esecuzione del famosissimo Lied “Kennst du das Land” su testo di Goethe tratto dal “Wilhelm Meisters Leerjahre”. A parziale discolpa del soprano va ascritta la pochezza dell’accompagnamento pianistico assolutamente inadeguato al repertorio eseguito (si veda ad esempio il Lied un po’ folle di Wolf “Wie lange schon war immer mein Verlangen” nella cui lunga coda pianistica è indicato un “ad libitum” che dovrebbe essere eseguito come da una sorta di ubriaco e che invece ha avuto un andamento quasi metronimico).  Insomma una serata con alti e bassi (perchè poi un Lied di Wolf su testo di Eichendorf fra  due serie dell’ “Italienisches Liederbuch”? ) e una mezzosoprano che potrà avere successo nel repertorio drammatico dei teatri lirici ma che per il Lied al momento non è ancora pronta.. Come sempre un’inutile presentazione iniziale, solo di contenuto letterario nella quale, fra l’altro, il relatore è incorso in un errore non secondario: I Wesendonk – “Fünf Gedichte für Frauenstimme und Klavier” – nella versione orchestrale non sono stati orchestrati da Wagner bensì dal direttore d’orchestra e amico Felix Mottl (e poi da Vieri Tosatti) se si eccettua “Träume” di cui esiste una versione per piccola orchestra originale wagneriana, dono del compositore a Mathilde per il suo compleanno.

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