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Andras Schiff – Milano 12 Novembre 2013

Artist in residence” della società del Quartetto per l’esecuzione integrale delle sonate di Beethoven, Andras Schiff ha eseguito le tre sonate della prima metà del periodo di mezzo del compositore: le tre sonate dell’opera 31 e l’opera 53 “Waldstein”. Le sonate op. 31 n.1 e 3 non possono essere certo ascritte ai grandi capolavori Beethoveniani (specialmente il secondo tempo dell’op. 31 n. 1 ove un fastidioso accompagnamento della mano sinistra sembra scritto da Beethoven …. con la mano sinistra) mentre la seconda delle tre sonate (denominata  “La tempesta”) è giustamente celebre e molto eseguita per la sua drammatica tempestosità. Andras Schiff è un grande artista, giustamente noto, ma la sua indole apollinea ha progressivamente, totalmente cancellato quella dionisiaca per cui l’ultimo tempo della “tempesta” (eseguita con esasperante lentezza e con sonorità sempre attenuate) è apparso più come un soave Lied schubertiano che come il finale drammatico immaginato dal compositore di Bonn. Certamente molto più consona al dettato musicale è stata l’esecuzione della Waldstein, specialmente nell’incipit soave e disteso dell’ultimo tempo ove il tocco e la profonda semplicità espressiva del pianista hanno ottenuto i migliori risultati. Ad Andras Schiff risulta tutto facile, quasi troppo, inducendo l’artista ad alcune libertà espressive e ritmiche che possono essere discutibili in un autore di forte connotato classico come Beethoven specialmente nel suo periodo di mezzo (altro discorso vale per le ultime opere). Non che il risultato risulti sgradevole all’ascoltatore, tutt’altro, ma è anche vero che il rispetto rigoroso – senza forzature – del dettato musicale è a parere di chi scrive una delle caratteristiche esecutive cui è opportuno attenersi. Naturalmente meritato grande successo coronato da tre bis che sembrano essere stati scritti apposta per il pianista ungherese: gli ultimi due tempi della prima partita di Bach, un improvviso schubertiano e una delle ultime bagatelle di Beethoven (annunciati dall’esecutore con la stessa, inaudibile suavità che corrisponde alla sua cifra esecutiva…) .

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